La donna si è emancipata, l’uomo non ancora

In una visione maschilista del mondo capita spesso di incolpare la donna anche quando è vittima. Le si rimproverano spesso atteggiamenti provocanti, comportamenti disinvolti, che incoraggiano a mancarle di rispetto. Accuse che la donna respinge rivendicando il suo diritto di vivere in piena libertà, senza condizionamenti. Mai come oggi la donna pretende giustamente di sentirsi libera di camminare da sola di notte senza essere molestata, di girare il mondo senza la paura di essere aggredita, di frequentare locali pubblici senza la necessità di un accompagnatore, di vestire come le aggrada.

Sono tutte pretese sacrosante ma, purtroppo, non tengono conto che all’emancipazione della donna non è seguita una pari emancipazione mentale dell’uomo. Ci sono ancora troppi uomini rimasti, nella loro mentalità, all’età della pietra. L’allarmante numero di femminicidi conferma che molti uomini vedono ancora la donna come un oggetto o un giocattolo di loro proprietà, da distruggere quando lo perdono o gli viene sottratto. I frequentissimi casi di  violenza sessuale sono il segnale che ci sono uomini, anzi maschi, che vedono la donna, anzi la femmina, come una preda da catturare. E’ un quadro sconcertante che avvilisce e che, in prospettiva, non induce all’ottimismo.

Come venirne fuori? Non certo sperando che tutti gli uomini raggiungano la consapevolezza del loro errato approcciarsi alla donna. Ma sperando che la donna, nella sua intelligenza, comprenda di trovarsi di fronte – non sempre per fortuna – un essere che vede nella propria maggiore prestanza fisica un motivo per dominare anziché per proteggere. E’ questo che si è perso nel tempo. I nostri genitori ci hanno tramandato la figura di una donna che aveva costantemente bisogno di protezione. Non la lasciavano mai andare in giro per strada da sola, a volte anche con alcune esagerazioni, come quando, ad esempio, una coppia di fidanzati usciva con al seguito la futura suocera o il fratellino a guardia della sorella.

Ora certe abitudini per fortuna sono scomparse. La donna entrando nel mondo del lavoro ha rivendicato la sua indipendenza e la sua parità con l’uomo. Ma non è scomparsa del tutto l’immagine maschilista che l’uomo ha ancora oggi della donna.

Ed allora la donna, per difendere se stessa, deve muoversi tenendo presente che circolano ancora uomini  “tutto muscoli e poco cervello” ed è inevitabile che debba prendere alcune precauzioni, tornando alle vecchie sane abitudini: farsi accompagnare da persona di fiducia nelle ore a rischio, non accettare “caramelle” dagli sconosciuti (leggi: alcol, droga, inviti sessuali); se oggetto di ripetute molestie, non limitarsi alla denuncia alle forze dell’ordine (spesso non prese in adeguata considerazione) ma costruire con l’aiuto di parenti e amici una barriera ai possibili pericoli. Solo la consapevolezza del mondo in cui vive e l’adozione di “contromisure” può salvare la donna dalle aggressioni. Circa 150 femminicidi all’anno negli ultimi 5 anni esigono una forte risposta dalla collettività ma, in primo luogo, maggiori precauzioni dalle dirette interessate.

 

 Pasquale Consiglio

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