Stupro, a che punto sono gli appelli?

Una prassi consolidata, quella di urlare e solidarizzare ad ogni avvenimento di cronaca che si registra in città. Lo si fa all’indomani di una rapina, di uno stupro, di un omicidio, di un grave incidente stradale. Seguono gli appelli, i tavoli di concertazione in tema di criminalità, le richieste alla Prefettura, le letterine a Babbo Natale, a Vigili Urbani e Carabinieri da parte di amministratori comunali e uomini della politica locale. A volte si aggregano anche associazioni cittadine.

Tempo due giorni, tutto sparisce. Tutto si dimentica. Ognuno si dice con la coscienza a posto, pensa di aver fatto la sua parte. Ma il problema, i problemi, restano lì, in quell’angolo nascosto delle nostre coscienze e della nostra città, in attesa di riemergere al prossimo omicidio, al prossimo stupro, alla prossima rapina, al prossimo atto di criminalità.

Basta con le parole, con i comunicati stampa su carta velina, quelli che si riciclano in queste occasioni come si fa con i discorsi di fine anno sostituendo solo l’anno nuovo con quello vecchio.

I fatti, vogliamo i fatti. Vogliamo più pattugliamenti, più controlli sul territorio, più uomini delle forze dell’ordine impegnati nella sorveglianza piuttosto che nel multare un’auto che abbia una ruota parcheggiata su un marciapiede, piuttosto che multare un piccolo commerciante per una scontrino di venti centesimi non emesso.

Al prossimo episodio criminoso, non avrete giustificazioni, cari Prefetto e uomini politici. Mo’ avast.

MaRa

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