Sacchetti alimenti a pagamento. Parla responsabile addetto vendite: i clienti hanno già trovato soluzioni

«I biscegliesi sono molto ingegnosi», esordisce Antonio P., responsabile del settore ortofrutticolo di un noto supermercato cittadino. «Qualcuno ha anche aggiunto che è solo una forma di protesta, fatto sta che molti clienti a partire da ieri mattina hanno iniziato ad etichettare frutta e verdura, un pezzo per volta, senza riporli nei sacchetti».

Dunque, a mali estremi, estremi rimedi.  Così, banane, mele, zucchine, mandarini e ogni sorta di alimento che si acquista ad reparto di ortofrutta evita che la cassiera possa aggiungere allo scontrino il costo del sacchetto biodegradabile che, come è noto, dal primo gennaio,  per effetto della legge 123/2017, è diventato a pagamento.

Secondo Assobioplastiche, che attraverso il proprio Osservatorio ha effettuato una prima ricognizione di mercato sui prezzi dei sacchetti nella grande distribuzione, in un anno le famiglie italiane spenderanno tra i 4,17 euro e i 12,51, considerando che il costo di ciascun sacchetto oscilla tra un minimo di 1 centesimo e un massimo di 3 centesimi.

E mentre Assobioplastiche assicura “il suo massimo impegno a monitorare il mercato affinché non si verifichino speculazioni sui prezzi o altre anomalie”, la nuova legge ha già suscitato la rabbia dei clienti, che per evitare di pagare il sacchetto, hanno iniziato a pesare individualmente verdura e frutta.

 

Tra i tanti indignati c’è infine chi la prende con ironia: “Ecco perché i francesi vanno in giro con la baguette sotto l’ascella“.

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