Nei programmi elettorali l’interesse dello Stato è il grande assente

Sembrerà strano, ma nonostante la variegata offerta politica e i programmi che si sprecano, tutti caratterizzati da uno slancio di generosità verso l’elettorato senza precedenti, nessun partito ha tra le sue priorità l’interesse dello Stato che mai, come in questo momento storico, ha l’esigenza di rinsaldare una credibilità internazionale ancora debole e di dare certezze agli investitori.

In questa campagna elettorale lo Stato è un’entità astratta, dimenticata da partiti e candidati che, invece, farebbero bene a soffermare la loro attenzione su alcuni obiettivi di spessore, imprescindibili per dare un forte segnale di rafforzamento delle istituzioni, quali:   1. Indiscutibilità della permanenza nell’Unione Europea e difesa dell’euro. 2. Riduzione graduale e costante del debito pubblico. 3. Semplificazione delle incombenze burocratiche per le imprese e agevolazioni per chi investe nel Sud nel settore agroalimentare e turistico. 4. Eliminazione delle province, accorpamento delle regioni in cinque/sei macro aree, eliminazione degli enti inutili. 5. Forte riduzione della spesa pubblica (spending review) e, in particolare: riduzione del numero dei parlamentari (con aggancio della loro “indennità” e del loro trattamento previdenziale alla dirigenza dello Stato), equiparazione degli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato ai vari livelli dei dipendenti pubblici, eliminazione di ogni tipo di privilegio. 6. Statalizzazione della sanità con medesimi livelli di assistenza su tutto il territorio nazionale. 7. Riforma elettorale in senso maggioritario, da approvare con legge costituzionale. 8. Investimenti strutturali nel Mezzogiorno fino ad eliminare l’attuale divario con il Nord. 9. Messa in sicurezza delle aree a forte rischio idrogeologico e interventi contro l’inquinamento delle città e dei mari. 10. Guerra alla criminalità organizzata, alle sue infiltrazioni nelle istituzioni, nel circuito economico/commerciale e tutela dei commercianti contro il racket delle estorsioni.

Sono obiettivi che darebbero un nuovo slancio alla Repubblica e, di riflesso, avvantaggerebbero tutta la collettività. Si preferisce, invece, seguire una logica inversa: promettere vantaggi ai singoli a prescindere dalle ricadute sulla tenuta dell’organizzazione statale e dei conti pubblici.

Tra le tematiche assenti in campagna elettorale, non può sottacersi il silenzio su impegni assunti in sede europea quali, ad esempio, le clausole di salvaguardia (aumenti automatici delle aliquote iva e delle accise sul carburante) che ci colpiranno inesorabilmente – qualunque governo uscirà dalla competizione elettorale – se non ridurremo la spesa pubblica in assenza di aumenti di entrate fiscali.

Infine, altra grande assente in questa campagna elettorale è l’esigenza di dare rappresentatività ai territori. Imporre nei collegi candidati “calati dall’alto” in realtà che non conoscono, è una strategia che, se rientra nella logica dei partiti, è sicuramente un’offesa agli elettori, cui viene negata la possibilità di avere in Parlamento loro rappresentanti che vivono e operano nel Collegio di elezione. E’ questo un requisito che andrebbe inserito in una riforma elettorale seria. Autorevoli opinionisti hanno giudicato, “da irresponsabili” l’atteggiamento e le promesse dei partiti, alla vigilia di questa tornata elettorale. Un giudizio che non promette nulla di buono per il futuro del nostro Paese.

   Pasquale Consiglio

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