Aperture festive dei negozi, Montaruli (Unimpresa Bat): «Non facciamo casini»

Pare che il governo voglia accelerare il processo di revisione della disciplina delle aperture domenicali e  festive dei negozi in Italia.

Tema delicatissimo che negli ultimi sette anni ha animato ripetutamente i dibattiti all’interno delle associazioni di categoria del commercio, della grande distribuzione organizzata e dei consumatori.

In verità un dibattito sul tema era già aperto prima del Decreto Salva Italia del 2011 che ha definitivamente liberalizzato la disciplina trasformando quella che era una deroga alla chiusura festiva obbligatoria dei negozi in una regola con il “tutto aperto”, tutto l’anno, a qualsiasi ora.

Un grande regalo agli amici di quel governo che evidentemente erano collocati in quell’ambiente guidato dalle multinazionali e quindi dalle grandi società, specie di tipo cooperativo, che gestivano e gestiscono il comparto della grande distribuzione organizzata, in Italia ed in particolare al Sud d’Italia. Un dibattito precedente al decreto Salva Italia che si consumava, allora, sui tavoli regionali e comunali che erano quelli competenti in materia poi diventata di natura governativa, con Regioni che pure hanno tentato la strada dei ricorsi alla Corte Costituzionale.

Uno dei combattenti, coordinatore di Comitati e Associazioni che negli anni si sono schierate contro le aperture festive e domenicali dei negozi e degli ipermercati, con iniziative locali e nazionali che portarono, insieme ai Comitati baresi, anche ad una Udienza con l’allora Papa Benedetto XVI, è il sindacalista Savino Montaruli il quale ha dichiarato: “era il tempo in cui gli Ipermercati, forti dei tanti regali elargiti dai loro amici politici con generosità, si credevano invincibili e pensavano di essere il tassello più alto della catena della distribuzione al dettaglio. Non immaginavano che di lì a poco il commercio on-line, non quello del negozietto che si mette a vendere la bomboniera artigianale sul web ma i colossi della distribuzione mondiale, Amazon e Alibaba in testa, avrebbero inghiottito pure loro. Quegli ipermercati che si credevano invincibili negli anni duemila fino ad occupare letteralmente i nostri territori con gravissime ripercussioni sul piccolo commercio, oggi a causa dei giganti del commercio on-line stanno chiudendo e continueranno ad accumulare perdite e a licenziare personale tra cui moltissimi giovani. Quella concessione di aperture domenicali tutto l’anno non li ha salvati dalle dure leggi del “mercato” che li stanno disintegrando. Allora cosa fare oggi? Di sicuro vedo un Governo che si appresta comunque ad affrontare il delicato tema ma secondo me lo fa con un approccio sbagliato e rischia di fare casini. Pensare, come sta pensando di fare Luigi Di Maio Ministro allo Sviluppo Economico, di organizzare per “percentuali” l’apertura festiva dei negozi è un errore e rischia di rendere la situazione molto precaria, nelle mani di una gestione a livello comunale dove sempre gli stessi soggetti sarebbero chiamati di nuovo a gestire un campo che li ha già visti sconfitti nella loro inerzia rispetto a battaglie mai combattute sul campo, vedendoli rinunciatari anche per certe forme di contaminazione che spesso non delimitava in modo preciso la loro propensione alla difesa del piccolo commercio con il loro interesse verso la grande distribuzione. Stabilire percentuali di aperture può andar bene in un contesto ove tutti chiedono di aprire nei festivi ma la situazione è diametralmente opposta e i negozi, i piccoli negozi hanno continuato e continuano a restare chiusi nei festivi perché questo vogliono. Credo che Luigi Di Maio sbagli anche nel momento in cui non tiene conto che mentre la chiusura festiva può essere “imposta” lo stesso non può avvenire per “l’apertura” perché il piccolo commerciante non potrà mai essere obbligato a tenere aperto il proprio esercizio nei giorni festivi. Sull’altro fronte resta aperto il capitolo commercio on-line con un’importante fetta di distribuzione sul web che interessa ormai anche il settore alimentare. Si verrebbe dunque a determinare una fortissima condizione di discriminazione tra le varie forme di commercio e i ricorsi da parte di chi non condividerebbe tali scelte sarebbero facili da vincere. La proposta? Sicuramente quella di portare a compimento il progetto governativo facendolo a tappe. Si incominci con la determinazione delle giornate obbligatorie di chiusura festiva e domenicale per tutti gli esercizi in determinate festività religiose o civili salvaguardando anche la storia e le tradizioni del nostro Paese. Sarebbe già un bel segnale di fronte alla deregulation totale di oggi. Nel contempo è fondamentale comprendere in che modo ragionare sulla delicata questione relativa alle città d’Arte, alle città Turistiche ed a quelle ad Economia Prevalentemente Turistica. Trattare questo argomento in modo sommario, come vorrebbe fare, ad esempio la Lega, sarebbe un ulteriore errore e porterebbe ad ulteriori discriminazioni visto come le Regioni hanno proceduto nella classificazione di tali città, in modo scriteriato e senza elementi oggettivi di valore. Un argomento complesso che sicuramente è degenerato negli anni ma che oggi non lo si può affrontare in modo così sommario perché le conseguenze potrebbero essere seriamente peggiori del male” – ha  concluso Montaruli.

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