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Avvistamenti XVI presenta “Sonimage Rassegna di Suoni Immagini” 19-22 settembre, Bisceglie

Sonimage è una Rassegna di Suoni e Immagini, giunta quest’anno alla sesta edizione e promossa dal Cineclub Canudo, con la direzione artistica di Antonio Musci e Daniela Di Niso.

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“Clownterapia”, la medicina del futuro. Lunedì 17 un convegno tematico

Lunedì 17 settembre 2018, ore 17.30, presso la Biblioteca Comunale di Via Giovanni Bovio, l’Albero della Vita Onlus e il suo gruppo di volontari di clown-care therapy ‘L’Albero del Sorriso’ saranno i protagonisti del convegno “CLOWNTERAPIA, LA MEDICINA DEL FUTURO”, patrocinato dall’Assessorato alle Culture della Città di Trani.

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La movida biscegliese va! Valutazione di un’estate ormai agli sgoccioli

Bisceglie d’agosto e di inizio settembre. Con il caldo estivo ecco arrivare gli stranieri e i forestieri che intasano, con una babele di colori e di costumi non sempre castigati, le nostre spiagge, i locali della movida serale quali pizzerie, bar, bracerie, gelaterie, ristoranti ed ogni luogo, dove riuscire a trovare un tavolo libero fa sentire un conquistatore del mondo. Così come fa sentire un supereroe poter tirare l’alba in queste torride notti estive.
Bene, ottima cosa per le casse dell’economia locale. Ottima cosa per gli Amministratori della cosa pubblica biscegliese se hanno saputo prevedere e provvedere (?) a un programma di accoglienza turistica anche a carattere socio-culturale (orari biblioteche, pinacoteche, musei, ecc.) promuovendo convenzioni che facilitino la conoscenza vera (non romanzata o inventata) della nostra città.
Quale migliore pubblicità per le proprie capacità amministrative e politiche?
Ma … c’è sempre un ma di troppo (mah!)
Il punto è che questo estivo sovraffollamento non dipende da una oculata politica a vocazione turistica che, daltronde, gli attuali Amministratori non potevano avere in quanto da poco insediatisi sulle “sedie” provvisorie dei locali di Santacroce, sede “provvisoria” del Consiglio Comunale.
L’afflusso dipende dal rientro vacanziero dei nostri concittadini che lavorano sia all’estero (Germania, Svizzera, Belgio, ecc.) che nelle città industriali del nord (Torino, regione comasca, Milano, Verona, ecc.).
“Chi se ne frega, basta che portano soldi a Bisceglie”, potrebbe dire qualche sprovveduto che si accontenta di così poco.

Non essendo contento della piega sarcastica uscita del fluire dei pensieri sulla tastiera del computer nella stesura dell’articolo, provo ad analizzare il problema guardando i pro e i contro di questo afflusso estivo e vacanziero.
Quanti di questi soldi restano a Bisceglie?
1. Molti di questi “vacanzieri” estivi approfittano dei parenti residenti in loco per non pagare l’albergo, quindi: niente soldi!
2. Tantisssimi di questi fanno il turismo giornaliero fuori porta. Ovunque c’è una sagra o un’attrattiva turistica che Bisceglie non sa dare, ergo: niente soldi!
3. I gestori delle principali pizzerie e degusterie sia nel porto che lungo la dorsale marittima sono forestieri (molfettesi, tranesi, baresi, ecc.). Hanno dipendenti familiari o pagati a tempo parziale, se non addirittura a nero, ed il guadagno se lo portano nel loro paese d’origine; quindi: niente soldi.
4. Manca una programmata visita ispettiva alle attività notturne della città da parte della fiscalità locale che possa garantire la regolare emissione degli scontrini fiscali e la presenza del pos, reso obbligatorio dalla legge a far data dal 1° gennaio ma elusa dalla maggioranza dei gestori di attività commerciali, per i pagamenti in moneta elettronica (carte di credito, prepagate, ecc.). morale: niente soldi.
5. La maggioranza delle attività sono a regime forfettario con un basso indice tassativo se non anche tassato fuori comune, qui: pochissime entrate per il comune.
6. La sicurezza di chi frequenta certi locali non è garantita, con grave nocumento sull’immagine della movida biscegliese. Ne fanno fede i ricoveri quasi giornalieri per risse e varie presso il locale pronto soccorso, come ad esempio l’aggressione avvenuta nella notte del 15 agosto u.s. (come riportato dalla stampa locale). Per inciso, il ragazzo che subì l’aggressione, continua ad avere vuoti di memoria e si è dovuto operare per “perforazione del timpano”, ma non fa denuncia contro ignoti (?) per ovvie ragioni che ognuno può presumere, ergo: pochi potenziali frequentatori dai paesi limitrofi e pochi soldi.
Vogliamo sperare che la nuova Amministrazione, muovendosi sin d’ora, possa fare tesoro della presente analisi e prendere provvedimenti opportuni per garantire entrate al Comune (il che porterebbe minore fiscalità per i residenti) e sicurezza ai vacanzieri e non che animano la movida biscegliese, invidiataci da molti per il suo gran litorale che garantisce una pluralità di attività.
Senza inoltre dimenticarci degli altri aspetti turistici che vanno valorizzati e potenziati. Ma questa è altra storia.
Age

Ricchiuti a Salvini e Di Maio: «Il popolo delle Partite Iva non si sente tanto bene»

Per rivitalizzare i piccoli centri storici è sì una questione di ripristino urbanistico (eliminare ad esempio le brutture edilizie di questi ultimi decenni; togliere il “grigio” che caratterizza piazze, strade, periferie), ma è anche “ritornare ai piccoli negozi, alle botteghe”. Ogni serranda che chiude definitivamente è un pezzo di vita comunitaria di un luogo che finisce. Dobbiamo però essere chiari. Pensare che i piccoli negozi possano “resistere” alla concorrenza , dei negozi on line , dei centri commerciali, dei cosiddetti “outlet”, è cosa assai ardua, forse vana.

 

Il tema che voglio affrontare è il seguente : è possibile pensare e prevedere il mantenimento nei piccoli centri, nella piazze e strade di paese, di attività cosiddette residuali? La piccola bottega di generi alimentari, il negozio del calzolaio, la merceria , l’ortolano, il bar dove con un caffè o un bicchiere di vino uno può star lì seduto a un tavolo e parlare, o giocare a carte o leggere il giornale per una o due ore o mezza giornata , attività, è da chiarire, che consideriamo “residuali” per i redditi (inferiori alla media), “antieconomiche” per il gestore o il piccolo imprenditore che le esercita .

 

E’ possibile immaginare persone, “operatori” del commercio o del piccolo artigianato che “decidono” di guadagnare meno, di accontentarsi di meno, ma di poter svolgere un’attività che non ha l’angoscia costante, quotidiana, della competitività e, quel che è più importante, che debbono avere (queste attività “residuali”) costi di gestione bassi, molto bassi, che così permettono sì di guadagnare magari poco, ma avere poche spese fisse, così da poter lo stesso avere un reddito? Costi bassi significa affitti abbordabili (la vera piaga di chi vuol intraprendere un’attività commerciale adesso) e niente tasse, un’esenzione totale a chi decide di voler guadagnare poco e, di fatto, permette di mantenere vitale un luogo con la sua presenza, con la sua attività.

 

Su questo le istituzioni pubbliche, dai Comuni alle Regioni, al Governo potrebbero fare molto, e tutto il sistema ne avrebbe un vantaggio: le nostre proposte sono , costi dell’energia , tari , con tariffa simile a quelle ad uso abitativo , la detassazione degli affitti introducendo una ritenuta alla fonte (per esempio il 15%) e così il proprietario non ha nessun altro obbligo fiscale, l’esonero totale dalle tasse per redditi lavorativi (commerciali o artigianali) sotto un certo “palese, evidente” livello l’attuale politica fiscale degli “studi di settore”, dove si misura il reddito con i metri quadri di utilizzo di un’attività, con le persone impiegate, l’energia elettrica consumata eccetera, è risultata del tutto “incongrua e incoerente”; dannosa e fallimentare proprio perché ha colpito in primis le attività marginali e non solo .

 

Il Paese non deve perdere la propria umanità , che è fatta anche di relazioni , luoghi dove a fronte di poche entrate permette ai residenti , a volte spesso anziani di sopperire alle mancanze di luoghi idonei che le istituzioni avrebbero dovuto creare. Questo è il Popolo delle Partite Iva , argomenti e proposte di cui nessuno parla , perché marginali , ma noi ci rifiutiamo di concorrere a una società fatta di automi che abbia l’unico scopo della competitività , impostaci dalla economia globale e dai parametri inumani della commissione europea , che vede le attività commerciali solo dal punto di vista della competitività .

 

La nostra costituzione , non parla mai di “competitività” , ma in quasi tutti gli articoli e menzionata in sottointeso la parola “solidarietà” . Non ho da consigliarvi come la crisi mondiale , ma piccole cose che possono portare subito un beneficio nell’immediato a tutta la collettività e a generare nuovi posti di lavoro a pochi metri dalla propria abitazione.

 

E poi vi lascio Sign. Onorevoli alla domanda delle domande : Perché nel vostro contratto non è previsto l’abolizione del contributo minimale INPS obbligatorio di memoria craxiana a prescindere dal reddito reale in un mondo che è completamente cambiato ? (La Milano da bere è finita da un bel pò).

Mi dite il senso di far chiudere una piccola attività perché non riesce a pagare 4.000 euro all’anno di INPS , renderlo disoccupato per poi dargli il REI o il reddito di cittadinanza e successivamente la pensione sociale ? Non ci costa di meno lasciarlo aperto fargli pagare quello che può e ridargli l’orgoglio di alzarsi la mattina e poter lavorare e sentirsi utile ?

 

Lino Ricchiuti – Presidente Popolo Partite Iva