Lazzari (Pro Loco): “Emerga spirito di servizio e senso di comunanza”

Lazzari (Pro Loco): “Emerga spirito di servizio e senso di comunanza”

25 Marzo 2020 0 Di ladiretta1993

“21 Marzo 2020. Un giorno qualsiasi. Sempre eguale. Nel vuoto delle strade qualche sparuto passeggero. Qualche altro convinto che tocchi ad altri. Qualche incurante portatore di gravi danni. Tutto pare lunare con riti esorcistici e propiziatori tamburellati in tutta la penisola.

Avrei voglia di parlare d’altro; mancano stimoli e argomenti. Pare che campeggi la mancata coscienza della gravità dell’evento, sin dagli inizi confinato ad altrui responsabilità e superficialità; e intanto il nostro dramma ha superato quello cinese, e le metropolitane continuano ad essere affollate.

Guardo con grande attenzione e sorpresa il vuoto delle nostre contrade, che, pur senza essere ancora del tutto toccate, hanno subito recepito il messaggio e attivata la quarantena.

D’un tratto si è zittito l’indice dell’untore contro i Cinesi, la voce beffarda di tanti che urlavano la schizofrenia virale, l’ottimismo o il pessimismo di chi occupava il potere.

In tale situazione mi è rivenuta una grande delusione dal mondo proloco, che non dato voce, né esempi e sostegni. Eppure l’occasione era propizia come non mai.

Da ogni parte si dice: Tutto non sarà più come prima. Ce la faremo e saremo migliori di prima.

Certo, dovrà pur finire! Ma dar corpo a tali auspici, innanzitutto, dovrà significare: non più inquinamenti, non più roghi e devastazioni, non più corse sfrenate all’arricchimento, non più senzatetto sotto i ponti, e, soprattutto, non più guerre, non più etc., non più etc.

Sarà così? oppure Scampato lo pericolo gabbato lo Santo? Staremo a vedere.

L’unica cosa certa sarà il dolore e la memoria di quanti hanno perduto i loro cari senza aver potuto abbracciare l’ultimo sguardo e sentire l’ultimo respiro: anche il rito della tomba è stato loro negato.

Sulle vicende presenti, per dirla con Montale, mancano le parole. Eppure qualche riflessione sul ruolo del nostro volontariato nel tempo a seguire è doverosa e urgente.

L’unica cosa che un’associazione come la Pro Loco non dovrebbe mai fare è stare nel limbo.

Invece, dall’alto non una direttiva, non un’iniziativa, non un appello. Come se per il volontariato, riferimento di solidarietà e motore di promozione, per istituzione deputato alla tutela e salvaguardia del luogo e della sua comunità, l’evento non dovesse avere alcun significato.

L’unico effetto certo che il coronavirus ha prodotto è stato la mazzata alla civiltà del benessere apparente, da alcuni scarsamente recepita, da altri mal compresa, e da altri ancora esorcizzata; è stato il ricreare un teatro di guerra, dove è vietato accudire i propri cari e stare accanto ai propri morti; è stato il pareggiare tutti, deboli e potenti, ricchi e poveri, contro ogni tipo di previsione e arroganza: omnia solo exequantur.

Questo non è il tempo del folclore, che possa far recuperare lo smarrimento di valori ed affetti, non è il tempo delle urla, non è il tempo dell’immagine: è il tempo dell’azione e del sacrificio, se mai in profondo silenzio, in modo totale; è il tempo dell’umiltà e della solidarietà.

Nel momento in cui aziende e cittadini, in modo volontario e gratuito, fanno tutto il possibile, quasi in una gara senza confini, per alleviare le tragiche difficoltà, è assolutamente incomprensibile la persistente sordità del mondo proloco.

Per l’Associazione oggi non ha senso pensare alle sue attività abituali, perché difficilmente nell’immediato si avrà il tempo di metabolizzare il tristo evento e di pianificare i suoi effetti.

In questo contesto, dovrebbe emergere da protagonista il senso di appartenenza, di servizio e di comunanza: chi sta sull’orlo del precipizio invoca un disperato aiuto per non precipitare.

Ma ancora una volta si è perduta una occasione irripetibile di passare dal vanto di avere seicento mila soci volontari alla prassi di un impegno reale per la propria comunità, nel tempo del bisogno e della solidarietà”.

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