Calo consumi e caldo, a rischio il saute’ di cozze

Sos per gli allevamenti di cozze: le produzioni stanno raggiungendo velocemente la taglia commerciale, complice il caldo di questo periodo. Ma le vendite stentano a ripartire anche a causa della chiusura dei ristoranti per il prolungarsi dell’emergenza sanitaria. Si teme il peggio e questo un po’ in tutta Italia, dall’Emilia Romagna al Veneto, dalla Campania alla Puglia alla Sardegna, ma anche al Lazio. Un male, quello dei consumi ittici rallentati, che tocca anche altre specie ittiche di stagione, come le acciughe pescate con le lampare o le seppie catturate con le nasse.

A soffrire sono proprio le produzioni stagionali tipiche di questo periodo primaverile che quest’anno potrebbero rimanere al palo, come sottolinea la Fedagripesca-Confcooperative.

“Siamo molto preoccupati per i nostri allevamenti – spiega Mirko, un giovane mitilicoltore del Veneto – perchè il caldo di questo periodo ha accelerato la crescita e se non ripartono a breve i consumi intere produzioni andranno perse. Le cozze si raccolgono entro l’estate – precisa – e se questa operazione non si fa entro i tempi giusti il mitile si stacca dai travi degli impianti e si perde definitivamente”. Un settore forte, quello della mitilicoltura, spiega Fedagripesca, dove l’Italia produce oltre 63 mila tonnellate di cozze all’anno, coprendo i due terzi della produzione comunitaria. Un comparto che vanta anche la cozza dop veneta di Scardovari. Intanto lungo le coste di Liguria, Toscana e Sicilia sono poche le luci delle lampare utilizzate di notte dai pescatori per attirare nella rete le acciughe. Questo tipo di imbarcazioni con almeno una decina di persone a bordo, sbarcano a terra centinaia di cassette per un totale di 10-15 quintali di pesce a notte; una pesca impegnativa con un rischio di invenduto molto elevato.

Tempi duri anche per le seppie pescate con le nasse lungo l’Adriatico; dal Friuli alla Puglia sono pochi i pescatori che iniziano a calare le particolari reti artigianali per catture che terminano con la fine di maggio. In Emilia Romagna e nelle Marche e’ tempo della pesca dei lumachini valorizzati dalla gastronomia locale, ma con in ristoranti chiusi gli appassionati rischiano di mancare questo appuntamento stagionale. Per la pesca delle telline lungo il litorale romano e campano, dopo il tradizionale fermo del mese di aprile, si dovrebbe entrare nel periodo più ‘ricco’ ma anche in questo caso incombe la spada di Damocle dei consumi.

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