Il modello Bisceglie e l’immunità di gregge (Zalone non c’entra)

Stragi effettive e stragi annunciate ma mai -o non ancora- realizzate. Da una parte Nembro a Alzano Lombardo, i due comuni simbolo del disastro bergamasco nella lotta al coronavirus, dall’altra il sud e, per semplificare e per guardare dentro casa nostra, Bisceglie.

Partiamo da una notizia che, come spesso stiamo verificando da settimane su quelli che vengono definiti giornali seri, ha avuto meno eco di quanto ci si aspettasse: ad Alzano e Nembro hanno effettuato test sierologici di massa e sul primo campione di 750 abitanti, è risultato positivo al virus il 61%, cioè (testuale da uno dei giornali seri di cui sopra) “è risultato avere gli anticorpi e, dunque, essere entrato in contatto con la malattia”. Semplificando ancora e lo affermiamo noi che siamo meno seri: stanno convivendo con il virus.

Un prezzo altissimo e doloroso è stato però pagato: l’ultima rilevazione Istat disponibile riferita al periodo dal 1 al 21 marzo 2020, comparata con l’anno precedente, riporta nei due comuni 186 morti in più, un aumento circa del 1000%. La statistica non riporta le cause di morte, ma il dato parla chiaro sulla pesante incidenza che ha avuto il Covid-19. Ultimi numeri da considerare: Alzano e Nembro sommano circa 25.000 abitanti; il virus, provando una proiezione fino ad oggi, ha ucciso circa il 2% della popolazione.

Convivere con il virus, si diceva. Dalle nostre parti si può proporre il “modello Bisceglie” che pare essere poi anche il modello della Puglia, nei prossimi giorni della Calabria, o del sud in generale. Quelli di su giustificano la evidente migliore gestione dell’epidemia delle regioni meridionali accusandole di non fare abbastanza tamponi, anzi di farne pochissimi. Un’accusa che -potete scommetterci- diventerà più forte nei prossimi giorni verso la Calabria che, tramite la sua presidente Jole Santelli, ha deciso in contrasto con le misure adottate dal Governo per la fase 2, di anticipare la riapertura di bar e ristoranti.

Anche a Bisceglie sui tamponi è arrivata da qualche parte la questione sotto la duplice forma ambivalente di accusa e di richiesta. All’Opera Don Uva, dopo che pazienti e operatori erano risultati positivi, si è temuto il focolaio come quello capitato a strutture analoghe proprio nei comuni della Lombardia. Si è chiesto di effettuare tamponi per isolare i positivi ma niente. Si è temuta la strage ma finora niente e speriamo, non per la reputazione di questo giornale che ce l’ha solida e antica ma per la condizione generale di salute di una comunità, di non essere smentiti nei prossimi giorni.

Ma se, come si accusa dal nord e non solo, basta ridurre al minimo i tamponi per non dare l’idea dell’emergenza ecco che torna utile la conclusione dei test sierologici di Alzano e Nembro: col virus si può convivere e presto si raggiunge la cosiddetta immunità di gregge, mentre efficaci misure di contenimento e di diagnosi possono fare la differenza. Lo dice anche il dr. Lopalco chiamato dal presidente Emiliano come consulente sulla gestione dell’emergenza rispondendo alle accuse rivolte da Raffaele Fitto:  «Il numero di tamponi effettuati è proporzionale alla diffusione della malattia. Ci sono intere province in Puglia che sono state appena sfiorate dal virus. Questo dato preso da solo non ha valore. Anzi, in relazione ai risultati ottenuti, l’aver fatto un numero adeguato di tamponi è segno di efficacia del sistema della prevenzione. In Puglia il contact-tracing funziona molto bene e non è necessario fare tamponi a tappeto. Grazie ad un uso mirato della diagnostica in Puglia ben il 43% dei casi individuati sono ASINTOMATICI ed il 21% PAUCISINTOMATICI. Automaticamente il numero di guariti sembra artificialmente basso, poiché il dato viene registrato sistematicamente per coloro che hanno sintomi, ma lo stesso non avviene certo per gli asintomatici (per i quali, ovviamente, non ci sarà guarigione clinica non avendo proprio sintomi). Pertanto sul 43% dei casi asintomatici, nella piattaforma informatica non sono ancora riportati tutti i dati del doppio tampone negativo che certifica la guarigione di questi casi».

Le previsioni sul futuro dell’emergenza al sud sono divise dunque in due categorie: quelli che fanno i menagramo e si sorprendono (stonn stonn) di casi di eccellenza come l’ospedale Cotugno di Napoli, e quelli che pensano non succederà nulla nè in Calabria, nè a Bisceglie nonostante paurosi assembramenti dalla piazza del pesce alla litoranea, e neanche a Barletta dove evidentemente ci sta pure la Madonna dello Sterpeto a proteggerli; tanto la scusa è già pronta e, abbiamo visto, rodata: “fanno pochi tamponi“.

Ad Alzano e Nembro va detto subito che c’è stata una deliberata strage. Con il ricovero di malati di Covid nelle Rsa e nelle case di riposo è come se in quelle strutture fosse arrivato un commando terroristico e abbia sparato colpi di mitra su poveri anziani indifesi. Una circostanza che si somma al ritardo con cui sonos tate chiuse le fabbriche. Lì e in altre zone del nord Italia, è stato commesso un crimine. Punto. Che la magistratura accerti presto le responsabilità.

Allora basta con i paragoni e le giustificazioni. Non si possono paragonare crimini con misure giudicate troppo frettolosamente leggere o comportamenti giudicati ancora più frettolosamente “irresponsabili”. Qui a Bisceglie e al sud, fino a prova contraria, non è stato ucciso nessuno con decisioni scellerate. Si sta solo raccontando una storia diversa, forse più autentica.

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