Regionali, pressing del Pd sul M5S. Che “resiste” in Puglia

Da Bruxelles a Bari, il principale scoglio per il governo giallorosa cambia latitudine e tempistica: superato il nodo estivo del Recovery Fund e’ a settembre, e alle Regionali, che ora che si guarda. E la Puglia, nel mosaico del voto, diviene di giorno in giorno il terreno di confronto-scontro tra i due alleati di governo. Il pressing del Pd sul M5S cresce costantemente, la resistenza del Movimento, nonostante i malumori interni, non da’ segni di cedimento. Il nome divisivo resta uno: Michele Emiliano. Nome non cancellabile in quanto, tra l’altro, vincitore delle primarie aperte in Puglia prima della crisi Covid-19.

Senza Emiliano, forse, i giochi si potrebbero riaprire dalle parti del Movimento. Ma nei confronti del governatore uscente la trincea pentastellata è netta. Ad eccezione di Paolo Lattanzio e, forse, di uno o due parlamentari che tengono le carte coperte, nessuno, tra gli eletti pugliesi, sosterrebbe Emiliano. Nemmeno l’ala “fichiana”, tra i primi sponsor del governo Conte II. Certo, a qualche esponente del M5S, la non eccessiva loquacità dei vertici a favore della candidata Antonella Laricchia è “suonato” un po’ strano. E potrebbero pesare, sulla decisione di andare da soli, i malumori di qualche esponente locale del Movimento.

Anche per questo la possibilità di un voto disgiunto non è certo da escludere. Ma un accordo Pd-M5S è vicino alla fantapolitica. “Come potrebbero votarlo gli iscritti su Rousseau?”, chiede retoricamente una fonte vicina ai vertici. Certo, il pressing Dem è costante. “Mi auguro ancora che il M5S possa fare una valutazione sulla base della visione di societa’ che abbiamo in comune e non su personalismi”, sottolinea nel pomeriggio il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. E al tavolo mai allestito delle alleanze in Puglia c’e’ un convitato di pietra: Giuseppe Conte. Il “re” dei sondaggi estivi sarebbe una carta preziosa per battere Raffaele Fitto candidato del centrodestra che, nella maggioranza, più di uno dà come favorito.

Passera’ per Rousseau, invece, un eventuale svolta pro-Dem nelle Marche. Qui il candidato – Maurizio Mangialardi – non e’ un uscente e la pattuglia parlamentare del M5S e’ meno folta. Due fattori che rendono l’intesa non impossibile. Probabile che se ne parli nel weekend, quando la terza edizione del Villagglio Rousseau – interamente in digitale – riunirà, in presenza, negli uffici dell’Associazione di Davide Casaleggio i “big” del Movimento. Luigi Di Maio e Vito Crimi, ad esempio, saranno a Milano mentre l’evento, sul web, radunerà tutto lo stato maggiore pentastellato: da buona parte della compagine ministeriale a Paola Taverna, da Alessandro Di Battista alle sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino. E sull’iniziativa il figlio del guru del M5S punta tanto anche per rinverdire i fasti della piattaforma Rousseau, bersagliata soprattutto per la quota mensile da versare) dalle critiche di diversi parlamentari negli ultimi mesi.

“Se si e’ persa la centralità di Rousseau nel M5S anche per il calo degli iscritti? “Questo penso sia facilmente smentibile, basta andare sull’homepage di Rousseau dove i numeri sono aggiornati quotidianamente e sono sempre in crescita”, è la difesa di Casaleggio che, per l’evento milanese, lancia l’iniziativa “idee ribelli” e rilancia la piattaforma Rousseau come esempio di “democrazia partecipata”. Il Movimento, anche nel giorno del 72/esimo compleanno di Beppe Grillo, resta una pentola che ribolle. E a irritare i vertici, oggi, sono i resoconti mediatici sul nuovo regolamento del gruppo al Senato. “Non c’e’ alcun commissariamento di Crimi, l’assemblea dei senatori e’ sempre stata deliberante”, spiega la vice capogruppo Alessandra Maiorino. Ma, con il nuovo testo proposto da Dessi’-Crucioli-Di Nicola quando capo politico era Di Maio il gruppo avrà più forza. Si abbassa infatti il quorum per convocare un’assemblea e le deliberazioni passano a maggioranza semplice. Capogruppo e direttivo, inoltre, possono essere sfiduciati.

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