Coronavirus: Lopalco,60% casi Puglia trovati con contact tracing

“Nell’ultima settimana, il sessanta per cento dei casi di Covid è stato rilevato con il contact tracing, con l’enorme lavoro dei dipartimenti di prevenzione”: lo ha spiegato l’epidemiologo della task force della Regione Puglia, Pier Luigi Lopalco, durante la presentazione del nuovo piano ospedaliero pugliese. “In questi giorni l’aumento dei casi era previsto, anche se e’ arrivato un po’ in ritardo rispetto a quel che ci aspettavamo – ha spiegato Lopalco – I casi stanno aumentando lentamente. Era nelle cose: non era possibile riaprire la circolazione senza avere casi importati. Ma li stiamo individuando e bloccando con i tracciatori e la rete dei laboratori. Dobbiamo gestire questa fare in ordinaria amministrazione, chiedendo ai cittadini di darci una mano e di rispettare le regole”.

 

COSA E’ IL CONTACT TRACING

Con l’avanzare della pandemia espressioni come “contact tracing”, “app per il tracciamento dei contatti” sono entrate del nostro linguaggio quotidiano, in particolare a proposito della app Immuni della Task Force nominata dal Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, pensata come sistema per sapere se siamo entrati in contatto con una persona che poco tempo dopo si è rivelata positiva al COVID-19.

Anzitutto una precisazione lessicale: l’espressione contact tracing non si riferisce solo all’utilizzo di sistemi informatici come le app. Il contact tracing, (traduzione: tracciamento dei contatti) significa ricostruire le catene di contatti di persone positive al virus. Un tracciamento che può avvenire anche in maniera “tradizionale”, intervistando le persone positive e risalendo alle situazioni nelle quali hanno potuto mettere a rischio la salute di persone vicine e provvedendo ad avvisarle.
Il contact tracing è ciò che i sistemi sanitari locali hanno cercato di fare sin dall’inizio dell’epidemia.

Il problema è che ci sono situazioni – come per esempio l’essere stati in fila al supermercato, o in un bar o ufficio – in cui non sappiamo esattamente chi abbiamo incontrato. È lì che può essere utile utilizzare anche un sistema di supporto informatizzato, come una app, che si basa sul fatto che ogni persona oggi ha sempre con sé il proprio smartphone.
Una app per il contact tracing funziona così: chiunque sia in possesso di uno smartphone ha la possibilità di attivare un sistema di geolocalizzazione che attraverso il bluetooth identifica quali altri smartphone (e quindi i loro possessori) sono presenti nelle immediate vicinanze.

Certo, come rileva anche la prestigiosa rivista Nature, l’efficacia di tali app deve ancora essere dimostrata. La modellazione suggerisce che possono aiutare a rallentare la diffusione dei virus, ma solo se una percentuale di popolazione sufficiente li usa.
Inoltre, le app hanno anche sollevato problemi di privacy, perché alcuni devono archiviare i dati degli utenti su server centrali se le persone devono essere identificate e tracciate. E anche i sostenitori delle app affermano che, per essere più efficaci, devono comunque accompagnarsi a interviste di follow-up, di persona con l’operatore sanitario, per capire che tipo di contatto si è avuto con la persona positiva. (dal sito web https://www.doveecomemicuro.it/)

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