Referendum, vale la pena cambiare la Costituzione per un caffè?

Problema: l’attuale classe politica (da oltre un ventennio) non è rappresentativa del popolo,
è autoreferenziale (si occupa maggiormente di sé stessa),
si autoprotegge e sceglie da sola in quanto le nomine le fanno le segreterie di partito oppure rousseau (che forse è pure peggio… vedasi il numero dei cambi di casacca in 2 anni).
Soluzione reale: mettere una legge elettorale che colleghi gli eletti agli elettori e permetta ai cittadini di scegliere i candidati che meglio li rappresentano tra quelli proposti dai partiti.
Soluzione fittizia, populista e demagogica: riduciamo di 1 terzo i parlamentari perché questi non ci rappresentano (come se i rimanenti 2 terzi non ripresentassero il problema di cui sopra…).
Dove sta la demagogia: far credere agli elettori che mantenendo lo stesso criterio di scelta (la legge elettorale) e riducendo il numero dei parlamentari, si avrebbero 600 politici competenti, economici e presenti (cosa che invece è falsa perché i 600 parlamentari saranno scelti esattamente come i 345 parlamentari che vogliamo sbattere fuori).
Conclusione se vincesse il Sì: molti cittadini sarebbero contenti perché avranno fatto fuori 345 “brutti” parlamentari, quando invece avranno solo perso solo l’occasione di eleggerne 345 buoni (cambiando la legge elettorale!).
Le segreterie di partito ne uscirebbero più forti perché il loro governo non dovrà dar conto a 345 teste in più, e le loro decisioni non dovranno passare il vaglio di 345 parlamentari in più.
Se questa è una riforma …
Se vale la pena cambiare la Costituzione per risparmiare l’equivalente di un caffè …
Leonardo Di Molfetta

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