Palestre e circoli in ansia “cosi’ chiudiamo tutti”

Sentono pesare sulle loro attivita’ “un clima di terrore” ed un “allarmismo” che trovano ingiustificati ed ingenerosi. Sono i gestori di palestre e circoli, nel mirino dell’imminente Dpcm che si prevede imponga ulteriori restrizioni agli sport amatoriali di contatto. Con il rischio, sottolineano, di andare ad infoltire quel 20% di strutture che non hanno riaperto lo scorso maggio, alla fine del lockdown causato dal Covid.

Invece, come recita il titolo del manifesto lanciato sui social dalle maggiori associazioni che li rappresentano, loro si sentono “parte della soluzione e non del problema”. Lo spiega Andrea Pambianchi, comproprietario del marchio Dabliu’ (otto centri a Roma), nonche’ portavoce della Confederazione italiana wellness e attivita’ sportive (CIWAS). “Dal 25 maggio ad oggi non risultano notizie di focolai importanti nelle palestre” sottolinea. “Ulteriori strette non sono sostenibili – aggiunge – Non siamo come i ristoranti, che possono convertirsi al delivery”.

E cita i dati in possesso di CIWAS, secondo i quali gli introiti delle palestre senza spazi all’aperto lo scorso mese sono crollati del 60/70% rispetto a settembre 2019, mentre quelli dei circoli si sono fermati a -40/50%. “Gli operatori sono allo stremo, non si puo’ vivere di sussidi” aggiunge Pambianchi. Il provvedimento in arrivo non porrebbe limiti alle attivita’ non di contatto nei luoghi dotati di protocollo anti-Covid. Quindi, ad esempio, agli allenamenti di una scuola calcio. Ma poi niente partita. “E’ gia’ qualcosa” aggiunge, anche se “non e’ certo una prospettiva che puo’ invogliare un ragazzo a iscriversi”. Vito Scavo e’ al vertice del brand McFit, 36 palestre in tutta Italia, da Milano alla Puglia. “Da noi non si praticano sport di contatto, ma siamo ugualmente preoccupati perche’ cogliamo una vena di allarmismo in certe misure. Siamo visti come una minaccia, mentre siamo alleati nella lotta al Covid – riflette – Le palestre sono luoghi sicuri, dove distanziamento, pulizia e protocolli di sicurezza sono garantiti. La nostra clientela tiene alla salute, la considera una priorita’”. “Da noi – spiega a titolo d’esempio – per praticare determinati allenamenti si entra solo su prenotazione, grazie ad una app che blocca i tornelli d’accesso se non e’ garantita la distanza minima”. “Dai primi di ottobre siamo ‘inchiodati’, c’e’ un clima surreale, la gente ha paura – assicura Cristian Imperiale, proprietario di Milano Fit, due centri nel capoluogo lombardo – Ulteriori misure di sicurezza? Ma se gia’ prima della riapertura avevamo anticipato quelle dettate dalle autorita’ sanitarie. Stop agli sport di contatto? Abbiamo il pugilato, vorra’ dire che ci si allenera’ solo al sacco e niente ring. Ma di questo passo forse converra’ piu’ chiudere che restare aperti. Le spese corrono molto piu’ velocemente degli incassi”. “Sembra che il virus sia stato creato nelle palestre – conclude il suo sfogo – invece che, come sostiene qualcuno, in laboratorio”.

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