Riparte scuola, tra caos Regioni e proteste studenti. In Puglia si rinvia di una settimana

La scuola ci riprova: lunedì mattina, seppure alternati per rispettare l’indicazione della presenza al 50 per cento, torneranno in classe circa 650mila studenti delle superiori (agli oltre 800mila inizialmente previsti vanno sottratti quelli della Puglia che ha rinviato l’apertura di una settimana). Ma è una partenza tra le polemiche con i Governatori che continuano ad andare in ordine sparso e gli studenti che proseguono le proteste, da Milano a Roma. E anche i licei e i tecnici che riapriranno i portoni, lo fanno con condizioni stringenti tra mascherine e orari e giorni differenziati da classe a classe. Se è nella norma che restino ancora chiuse le scuole superiori in Lombardia, Alto Adige e Sicilia, zone rosse, ci sono però altre Regioni che hanno deciso di proseguire sulla strada della prudenza. Come la Puglia, il Friuli Venezia Giulia (entrambe regioni arancioni) e anche la Basilicata che è una delle poche oasi ‘gialle’ d’Italia. “La scuola non è un posto sicuro, come non è un posto sicuro qualsiasi luogo dove si sta seduti per ore nella stessa stanza”, ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che terrà le superiori ancora al 100 per cento in Dad e offrirà anche per le primarie la didattica integrata digitale alle famiglie che lo chiederanno.

“Lunedì le scuole non riapriranno”, ha confermato il Governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che sta riscrivendo l’ordinanza dopo che il Tar Fvg aveva accolto il ricorso di alcuni genitori contro il provvedimento regionale che disponeva la chiusura delle scuole secondarie di secondo grado fino alla fine di gennaio. Anche Vito Bardi in Basilicata ha firmato una ordinanza che lascia chiuse le scuole superiori fino alla fine del mese. Nello Musumeci in Sicilia annuncia che potrebbe chiudere tutte le scuole, non solo le superiori: “Se fra due settimane i dati non ci dovessero convincere, stabiliremo misure maggiormente restrittive e chiuderò anche le scuole primarie e le prime classi della media”. Ma l’agitazione maggiore arriva proprio dagli istituti. Se da una parte gli insegnanti manifestano preoccupazione e chiedono di essere vaccinati, dall’altra gli studenti continuano le proteste con occupazioni e scioperi. La Gilda chiede di “includere tutto il personale scolastico tra le categorie professionali più esposte al rischio di contagio da Covid-19 e, dunque, assegnare priorità a docenti, dirigenti e Ata nel piano vaccinale”. Continua poi la protesta degli studenti delle scuole superiori a Milano e si allunga la lista degli istituti che vengono occupato dagli studenti. Anche a Roma lunedì 18 sarà per molti liceali un giorno di “sciopero dalla presenza in sede e, in numerosi istituti, da ogni forma di attività didattica, anche a distanza”. I rappresentanti degli studenti nei consigli d’istituto si ritroveranno per manifestare prima in Campidoglio e poi davanti alla sede del ministero dell’Istruzione. “Si richiede un rientro in presenza, ma in sicurezza e a condizioni sostenibili per gli studenti”, fanno sapere i promotori. Proteste anche a Trieste dove il comitato ‘Priorità alla scuola’, composto di genitori, insegnati e studenti, è tornato a chiedere il rientro in classe al 100%, perché, spiegano, “con le scuole chiuse non c’è futuro”.

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