Recovery. Puglia, Legambiente: no a investimenti su fossile con fondi UE

Per Legambiente Puglia con i fondi del Recovery plan non è necessario finanziare il progetto di riconversione a gas della centrale a carbone di Brindisi che sarà chiusa entro il 2025. La produzione di energia da fonte fossile “non serve nè alla transizione energeti­ca nè alla sicurezza della rete ed occuperebbe appena 50 o 70 lavoratori”. L’associazione si pronuncia nel giorno in cui è stato presentato il Piano nazionale di ripresa e resilienza che contiene 23 priorità di intervento, 63 progetti territoriali da realizzare e 5 riforme trasversali necessarie per accelerare la transizione ecologica dell’Italia e renderla più moderno e sostenibile, dando il via a una nuova stagione della partecipazione e della condivisione territoriale. Sul piano delle bonifiche da attuare, in PUGLIA i siti di interesse na­zionale (Sin) che necessitano e aspettano da decenni di essere bonificati ricadono nei territori di Bari, Brindisi, Manfredonia e Taranto. Secondo i dati del ministero dell’Ambiente pubblicati a febbraio dell’anno scorso, le aree a terra bonificate sono l’1% a Bari, il 6% a Brindisi, il 18% a Manfredonia e l’8% a Taranto. Quanto alle falde acquifere sono state bonificate il 15% a Bari, l’8% a Brindisi, il 7% a Taranto e nessuna a Manfredonia. Il quadro delle aree a mare, che costituiscono la maggioranza dell’estensione dei Sin pugliesi, ha esiti ancora peggiori rispetto alle aree a terra (il 75% circa a Manfredonia, il 60% a Taranto). Per gli ambientalisti va accelerata la bonifica per chiudere definitivamente con l’eredità dell’inquinamento industriale, ripristinando la qualità delle acque e del suolo: si creerebbero posti di lavoro, specializzazione delle imprese locali e si renderebbero disponibili vaste aree per nuove attività economiche senza consumare altro suolo.

Per un’agricoltura di qualità e a basso impatto ambientale occorre poi sostenere gli agricoltori nella sfida di tutelare gli ecosistemi naturali e la salute dei consumatori. Gli investimenti dovranno incentivare un’agroecologia basata su un ridotto utilizzo della chimica, sulla riduzione della plastica e dei consumi idrici e sullo sviluppo delle rinnovabili. Serve promuovere il riutilizzo di materiali riciclabili e contra­stare l’uso dei fitofarmaci illegali, premiando le pratiche sostenibili e scoraggiando le colture intensive. Va incentivato inoltre lo sviluppo di foreste, favorendo il recupero di un paesaggio che ha subito pesanti ripercussioni causate dalla Xylella. “Il recovery plan di Legambiente punta a una green society, che innova i processi produttivi e da’ risposte concrete alle gravi emergenze che stiamo vivendo – commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia -. La transizione ecologica non può attendere oltre: occorre dare slancio a progetti attenti alle dinamiche ambientali, che mettano al centro la riqualificazione energetica, la gestione sostenibile delle risorse e il recupero e riuso dei materiali, promuovendo modelli produttivi basati su eco-innovazioni di processo e prodotto. Un piano nazionale di ripresa non può prescindere da eco-investimenti ad ampio raggio, per la riduzione dei gas climalteranti e la valorizzazione e il recupero dei vari ecosistemi, per un Paese realmente più pulito, vivibile, giusto e innovativo”.

 

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