Battaglia legale Lidl-Penny Market, è quasi finita. Il Consiglio di Stato respinge i due principali motivi di ricorso

Anche al Consiglio di Stato la Lidl ottiene una vittoria sul contenzioso legale che l’ha vista contrapposta alla società Repros cui fa riferimento la catena di supermercati Penny Market.

La contestata apertura del punto vendita con il marchio del gruppo tedesco non ha ottenuto accoglimento da parte del massimo organo di giustizia amministrativa. Dopo la sentenza sfavorevole del Tar infatti, arriva anche il ricorso respinto dalla sezione 4 del Consiglio di Stato.

La sentenza però non è definitiva. Infatti, «sulle ulteriori censure di appello -si legge nella sentenza-, il Collegio ritiene che sia necessario disporre un approfondimento istruttorio, volto all’accertamento e al chiarimento di quei fatti in contestazione che risultano dirimenti per la risoluzione delle problematiche agitate nel presente giudizio. Si ritiene, dunque, che a tale riguardo vada conferito un apposito incarico al Provveditore alle opere pubbliche per la Campania, il Molise, la Puglia e la Basilicata, anche con facoltà di delega, il quale dovrà pronunciarsi entro 90 giorni sui seguenti quesiti, depositando una relazione scritta:

A.1) Dica il verificatore qual è stato il settore merceologico indicato in sede di istanza per il rilascio del permesso di costruire e calcoli, in relazione al settore indicato, quale avrebbe dovuto essere la superficie destinata a parcheggi pubblici e quale quella destinata a parcheggi privati pertinenziali, in base alla strumentazione urbanistica e alla relativa normativa tecnica vigente al momento della presentazione della domanda, nel comune di Bisceglie;
A.2) Dica, inoltre, qual è, invece, la superficie dell’area che è stata destinata all’una e all’altra tipologia di parcheggio;
A.3) Dica il verificatore se tutte le aree destinate, in fase progettuale, a parcheggio privato pertinenziale in relazione all’edificio “A” siano effettivamente fruibili come tali dalla clientela della struttura di vendita.
A.4) Indichi e riporti per esteso nella relazione il verificatore, per ciascun quesito, le parti della strumentazione urbanistica e della relativa normativa pertinente a quanto domandato.
B.1) Dica il verificatore qual è la superficie fondiaria totale dell’area interessata dalle due edificazioni “A” e “B”;
B.2) Indichi inoltre il verificatore qual è la superficie massima che avrebbe potuto essere coperta in totale;
B.3) Dica, infine, qual è la superficie dell’area interessata dall’edificazione della sola struttura denominata come “A” e dica, altresì, qual è la superficie effettivamente coperta su questa porzione di suolo;
C.1) Dica il verificatore se, in base alla cartografia del comparto 7 del P.P. Salsello si verifica, effettivamente, il disallineamento descritto a pag. 26 del ricorso di primo grado dalle società ricorrenti;
C.2) Dica pure il verificatore se la riduzione delle particelle 3361 e 3358 di proprietà pubblica, lamentata dalle ricorrenti-appellanti (pag. 26 del ricorso di primo grado), costituisca o possa considerarsi, effettivamente, una mera rettifica grafica effettuata per correggere un errore di rappresentazione non corrispondente all’effettivo stato dei luoghi.
D) Descriva, fornendo anche documentazione fotografica, la sagoma del trullo menzionato nel quinto motivo di ricorso, misurandone la distanza dall’edificio realizzato, con riferimento ad ogni punto dei fabbricati, chiarendo tali aspetti con riferimento al tempo del rilascio del titolo».

Come riportato da La Diretta in precedenza, in una prima fase anche il Tar aveva ordinato delle verifiche. Verifiche che hanno dato ragione alla Lidl e ai proprietari  biscegliesi della struttura rappresentati dagli avvocati Onofrio Musco e Gabriele Bavaro. Infatti il Consiglio di Stato nel respingere i primi due motivi di ricorso ha ricordato ciò su cui il Tar si era già pronunciato.

«Il verificatore -si legge nella sentenza- ha dato ampiamente conto delle metodologie di indagine seguite e ha fornito convincenti spiegazioni sulle ragioni che l’hanno indotto a considerare i due edifici progettati come due distinte unità immobiliari e commerciali.
Per il verificatore, “i corpi “A” e “B” sono, come emerge dalla relazione tecnica, dai dati progettuali e dalle planimetrie, due strutture autonome e distinte dal punto di vista edilizio e funzionale, oltre che appartenenti a proprietari diversi.
Infatti, ancorché costruite in aderenza solo per “una immagine unica ed architettonicamente completa e congruente”, le due strutture non hanno alcun collegamento interno tra di loro, avendo ingressi differenti e strutture commerciali autonome.
Inoltre, non hanno in comune, neanche a livello progettuale, spazi, locali accessori, depositi, magazzini, uffici amministrativi, aree di gioco, spogliatoi, servizi igienici, utenze, giardini esterni…»

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