Arresto dell’ex giudice De Benedictis, il Governo si costituisce parte civile. La sentenza entro aprile

La Presidenza dei Consiglio dei Ministri, i Ministeri della Difesa e della Giustizia e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari si sono costituti parti civili nel procedimento in corso a Lecce nei confronti di 9 imputati, tra i quali l’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis e l’ex penalista barese Giancarlo Chiariello, accusati di corruzioni in atti giudiziari relative a tangenti in cambio di scarcerazioni.

Nell’udienza preliminare che si è celebrata oggi dinanzi al gup del Tribunale di Lecce, dopo l’ammissione delle parti civili, è stata rigettata, perché ritenuta “non congrua”, la proposta di risarcimento fatta dalla difesa di Chiariello alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le eventuali richieste di riti alternativi da parte degli imputati saranno formalizzate quando si tornerà in aula il 14 dicembre.

Il Tribunale ha già calendarizzato tutte le udienze a partire dalla requisitoria dell’accusa, il 1 febbraio, e poi fino a fine marzo le discussioni di parti civili e difese. La decisione sull’eventuale rinvio a giudizio o la sentenza al termine del processo con rito abbreviato, se come è prevedibile sarà la scelta di tutti gli imputati, è attesa entro aprile 2022.

Oltre De Benedictis e Chiariello, sono imputati il figlio di quest’ultimo, Alberto, e l’avvocato Marianna Casadibari dello studio Chiariello, Danilo Pietro della Malva, Roberto Dello Russo, Pio Michele Gianquitto e Antonio Ippedico, che avrebbero usufruito delle scarcerazioni frutto degli accordi corruttivi. Imputato anche un appuntato dei carabinieri in servizio nella sezione di Pg della Procura di Bari, Nicola Vito Soriano, che risponde di corruzione e di rivelazione del segreto d’ufficio.

Per questa vicenda De Benedictis e Chiariello sono finiti in carcere il 24 aprile scorso e poi entrambi hanno ottenuto gli arresti domiciliati. L’ex gip, però, è tuttora detenuto in cella nell’ambito di un’altra indagine, ancora in corso, relativa alla detenzione di un arsenale con armi anche da guerra.

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