L’Antifascista pugliese Violante riscoperto a Milano

La figura di Alfredo Violante

 

La storia drammatica di Alfredo Violante era venuta maggiormente alla luce a marzo 2019, alllorquando il giornalista e ricercatore storico e giornalista Luca De Ceglia rinvennenel mercatino dell’usato di Bisceglie un ampio carteggio dell’antifascista di Rutigliano (parente dell’ex presidente della Camera, Luciano Violante). Ne ricostruì la biografia mettendosi sulle tracce di altre lettere e documenti che in questi giorni sono oggetto di una tesi di laurea di uno studente di Molfetta. Intanto a sorpresa, il caso Violante, morto in un campo di concentramento, è stato “adottato” dall’Associazione Regionale Pugliesi di Milano che il prossimo 26 gennaio apporrà una “pietra d’inciampo” alla memoria dell’avv. Alfredo Violante (1888-1945) nei pressi dell’abitazione milanese dove fu tratto in arresto. “Noi non abbiamo scoperto nulla di nuovo, siamo andati oltre la conoscenza e ci siamo attivati per sistemare una pietra d’inciampo che ne ricordi il sacrificio – dice Pino Selvaggi, dell’Associazione Regionale Pugliesi – la ragione principale del nostro interesse – aggiunge Selvaggi – e che Alfredo Violante ebbe un ruolo attivo anche nell’associazionismo pugliese a Milano”. C’è stata tuttavia una svista del lavoro effettuato a Bisceglie, mirato a valorizzarne la figura ma non citato. Violante fu anche amico di Vincenzo Calace.  Infatti un ampio articolo (qui sotto) sulle novità biografiche raccolte da De Ceglia dall’epistolario disperso e poi ritrovato è stato pubblicato nell’ordine da La Gazzetta del Mezzogiorno, dalla rivista di storia Neda e dal libro “Le storie di Bisceglie” dello stesso autore.

 

Il carteggio epistolare inedito del giornalista Alfredo Violante

DALLA PUGLIA ALLA CAMERA AL GAS DI MAUTHAUSEN

 

di Luca De Ceglia

 

Tra le scartoffie, più o meno interessanti, che per destini diversi finiscono sulle bancarelle dei rigattieri bibliofili capita anche di frugare per curiosità e di ritrovare documenti di rilevante importanza storica. A Bisceglie, nel mercatino domenicale “Cose di vecchie case”, sono venute alla luce le lettere autografe dell’antifascista pugliese Alfredo Violante, avvocato e giornalista, catturato nella Resistenza a Milano ed ucciso in una camera a gas nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen il 24 aprile 1945. All’anagrafe Alfredo Francesco Giovanni Nicola Anna nacque a Rutigliano il 25 ottobre 1888 (zio dell’on. Luciano Violante, già presidente della Camera e della commissione antimafia) da Michele ed Elisabetta Colamussi. Si tratta di scritti giovanili legati agli affetti famigliari. Ma anche alle sue vicende personali sin dagli anni da studente presso il Ginnasio pareggiato “Galileo Galilei” di Monopoli. Il preside in una lettera inviata il 16 aprile 1904 al capofamiglia Michele Violante, lamentava che il suo figliolo Alfredo “in ciò che riguarda lo studio non sta combinando più nulla e specialmente nel greco e nel latino. Si ignorano i correttivi paterni. Gli anni successivi visse da studente a Napoli lavorando anche come giornalista. In una cartolina postale “aperta”, spedita da Napoli a Bari il 10 dicembre 1912 e recante il nome della testata “Il Giorno” che lo vide collaboratore, si rivolgeva ai suoi “carissimi genitori” informandoli e ringraziandoli prima di tutto “di aver ricevuto l’assicurata” ma non la “cassa”, chiedendosi a chi addebitare tale ritardo. Poi diceva: “per papà sto vedendo di procurarmi delle forti raccomandazioni, ce ne serviremo a tempo” e faceva sapere di star bene: “Direte a Ida e Maria di far ricerche nello stipo dei libri della mia stanza di parecchie copie della rivista ‘L’Università Popolare’ – servono almeno 9 numeri l’uno diverso dall’altro. Vi scrivo in tutta fretta per farvi giungere il mio saluto e perché ho da mandare notizie sulla vostra salute. Mi riprometto di servirvi a lungo per tutto. Alfredo”.  Il 16 febbraio 1913 utilizzò il foglio intestato del “Gazzettino delle Puglie” (giornale di vita e di battaglie) per scrivere a suo padre per chiedergli  quando lo avrebbe raggiunto con la mamma e per sapere le condizioni di salute di quest’ultima. “Alla vostra venuta vi sarei gratissimo se portaste quel copista automatico in cassetta di noce che una volta avevo al Gazzettino. Ho già avuto qui qualche possibilità di venderlo e sarebbe bene disfarsene non servendo più a nulla per noi. Potreste portare anche qualche mio libro e specialmente quella collezione de La Settimana, rivista ad opuscoletto diretto dalla signora Serao e che a me servirebbe moltissimo per uno studio che sto facendo e che molto facilmente cederò a buone condizioni ad un editore romano su La Serao giornalista. Se a casa vi sono camicie  mutande mie farete bene a portarle che qui di biancheria c’è sempre bisogno. Per Ida e Gemma vi dissi già che ho dato le varie ispezioni e richieste fatte durante l’anno all’Università di Napoli non è stato facile fare accettare la domanda inoltrata fuori tempo e che quest’anno non potranno perciò usufruire del corso. Pazienza! Qui la vita costa poco e, credo che anche col ritiro della famiglia si starà bene. Per me devo confessare che ho dovuto stare un po’ a stecchetto perché l’amministrazione del Giorno ritarda spesso i pagamenti ai suoi redattori e l’altro mese li ritardò per un bel poco. Incidenti del mestiere che spero termineranno quando avrò conseguito quella benedetta laurea. Ora aspetto la vostra venuta anche per sistemare meglio le mie abitudini e fare qualche cosa sul serio. A casa come stanno tutti? E la mamma si è completamente rimessa e verrà e con voi a Napoli? Spero di sì. Per quel mese di dicembre che io non diressi il Gazzettino devo pagare un conticino al … se viene, quindi, il tuo operaio pregoti rimettergli n. 25 sveglie. Sarà un’altra noia tolta e un pensiero in meno per me. Che fanno i ragazzi e Ida, Gemma e Maria? Saluti, baci a tutti. Saluti ad Antonia. Arrivederci presto. Un bacio. Alfredo”.

Tre anni dopo, il 6 febbraio 1916, inviò una lettera avente per destinatario postale suo padre Michele (in servizio presso il Tribunale di Trani come cancelliere di Pretura). In realtà però la missiva era diretta a sua madre Elisabetta per un ricorrenza speciale. Si legge tra le righe un senso di rispetto e di affetto e si coglie il valore della famiglia:

“Cara mamma, il giorno undici ricorre il vostro compleanno ed anch’io sebbene di lontano voglio porgere a voi che tanto bene mi volete l’augurio migliore per la bella festa. Augurio che vale anche per noi perché la vostra felicità, il vostro stato di salute, sono un po’ la nostra felicità. Passerete la festa lontana da Maria e da Ida e Gemma e da me, in parte che non il vostro, ma vi conforti il pensiero che la lontananza non ferma l’affetto vostro e che col cuore siamo tutti vicini attorno alla mamma nostra. Verrà giorno, lo auguro ardentemente, nel quale saremo tutti uniti per la gioia nostra e vostra e allora anche questa lontananza d’ora sarà un grato ricordo. È venuto da voi il mio soldato? L’altro giorno andò in licenza ad Andria il sottotenente De Dominicis del 20° Fanteria e del mio stesso battaglione. Partì improvvisamente, di notte, senza che nessuno di noi lo sapesse, e non potetti pregarlo di fare una scappata da Trani, da voi. Forse a papà in feria facile vederlo. È un gran bel libro, e sta poveraccio alla guerra da otto mesi. Ora si gode i 15 giorni di licenza. Del resto di me sapete quanto i soldati si potranno dare. Sto bene e si sta bene per ora ed allegramente si fa la guerra. Parecchi giorni fa, e l’avrete saputo morì il mio amico Bavarese. Sapete chi è? È figlio di quel signore padrone della casa ove una volta abitava la famiglia Coronelli. Chissà che cosa se en sarà fatta della sventurata donna Mariannina. Ancora auguri e baci molti anche a papà. In festa. Vostro Alfredo”.

Quando ricevette la chiamata alle armi partì col grado di sottotenente. In quei giorni Alfredo Violante era caporedattore del “Corriere delle Puglie” (la futura Gazzetta del Mezzogiorno, n.d.r.), al quale collaborò anche come corrispondente di guerra. La sua firma fu pubblicata anche da altri quotidiani. Si adoperò come presidente dei Mutilati. Tornato dal fronte della prima guerra mondiale, in cui rimase anche ferito e decorato al valore, sposò Irene Rolla il 9 ottobre 1919. Si trasferì a Milano per svolgere la professione forense. Nel 1921 denunciò l’assassinio del deputato socialista Giuseppe Di Vagno (a cui dedicò un libro biografico edito dalla Casini & Figlio di Bari nel 1921) per mano fascista e fece amicizia coi meridionalisti Gaetano Salvemini, Tommaso Fiore e il poeta e giornalista armeno Hrand Nazariantz. In una lettera del 24 gennaio 1922 raccomandava un tale Donato Soldani, militare in licenza a Bisceglie. Nel 1925, definitosi “caricaturista dialettale ed ex combattente”, egli era proprietario e direttore del settimanale barese “Pss Pss” (tiratura 1.000 copie) che incorse nella censura fascista. Fu il periodo ventennale della pericolosa cospirazione antifascista: ospitava i clandestini ricercati dalla polizia, distribuiva la stampa clandestina. Nel libro “Puglia antifascista” (Adda editore, Bari 1981) di Mario Dilio viene tracciato un profilo di Violante mediante la testimonianza del vecchio amico avvocato Alfredo Sbisà. Organizzò a Milano il movimento politico progressista “Democrazia del Lavoro” e dette vita al giornale “Il Progresso”, infaticabile attivista tra gli operai e i piccoli imprenditori. Quando i tedeschi occuparono militarmente il capoluogo lombardo tutti tornarono nella clandestinità o fuggirono permettersi in salvo, compresa sua moglie Irma. Violante, volle passare dal suo studio per distruggere documenti che avrebbero potuto compromettere i suoi compagni di lotta. Ma fu arrestato nel dicembre 1943 insieme a Ubaldo Brioschi, con l’accusa di attività sovversiva e dopo un periodo di detenzione nel carcere di San Vittore fu trasferito in Germania. Scrisse anche diversi saggi di storia locale, tra i quali: Giuseppe Di Vagno, edito da F. Casini e figlio a Bari (1921). Per la casa editrice milanese Sonzogno pubblicò: Bari: la regina delle Puglie (1926); Barletta: la città della disfida (1927); Gioia del Colle (1928); Andria e Castel del Monte belvedere di Puglia (1929). Un fine intellettuale con l’amore per i luoghi di Puglia, strappato alla sua terra dal cinismo dei criminali nazisti.

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