I consiglieri comunali Di Gregorio e Spina portano in Consiglio un ordine del giorno per la riapertura di tutti i reparti dell’Ospedale

I consiglieri comunali Angela Di Gregorio e Francesco Spina, hanno presentato un Ordine del Giorno al Consiglio Comunale per la riapertura di tutti i reparti dell’Ospedale di Bisceglie.

L’istanze muove i primi passi dalla presa d’atto che il 31 marzo 2022 è cessata l’emergenza Covid nello Stato Italiano. A Bisceglie il Presidio Ospedaliero Vittorio Emanuele II  “non può pertanto continuare a rimanere chiuso con riferimento a tutti i suoi originari reparti e unità operative, potendo certamente la sola  Unità Operativa di “ malattie infettive” continuare a garantire assistenza adeguata all’intero territorio, per eventuali futuri ricoveri per “Covid”.

Il dipartimento materno infantile, con le unità operative di ostetricia e ginecologia e pediatria, deve essere riattivato in tempi rapidi, unitamente a chirurgia e ortopedia. Così come il pronto soccorso biscegliese non può continuare a rimanere dedicato esclusivamente a “covid”, considerata anche l’inibizione dei ricoveri per una qualsiasi altra patologia, costringendo i cittadini biscegliesi a recarsi presso il pronto soccorso di altre città.

Di Gregorio e Spina sottolineano che «la vicina città di Molfetta ha ricevuto, d’ accordo con lo stesso sindaco di Bisceglie, 15 milioni di euro di finanziamento per il proprio ospedale molfettese, mentre alla città di Bisceglie è toccata solo la localizzazione del nuovo ospedale (a confine con Molfetta) già individuata a Bisceglie da 10 anni, che peraltro non si realizzerà prima di altri dieci anni, mentre non sono state  previste  risorse per l’ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie».

Tutte le migliori professionalità stanno abbandonando l’ospedale di Bisceglie, mentre fino a pochi anni fa Bisceglie rappresentava un punto di riferimento importante e di alta professionalità per l’intero territorio. Mentre la carenza di personale rischia di far scendere i “numeri” e i livelli che hanno consentito in passato di salvaguardare massimi livelli di assistenza sanitaria e la sopravvivenza e il potenziamento (anche con l’istituzione della “rianimazione”) dell’ospedale stesso. Infine, il laboratorio di analisi non è stato ancora riaperto dopo la chiusura per lavori di cui non si conosce la fine.

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