30 anni dalla strage di Capaci, Bisceglie Illuminata: Falcone e Borsellino interpreti della giustizia»

Tra le pagine più buie della storia del nostro Paese, annoveriamo, le stragi di Capaci e via D’Amelio. Si tratta dei luoghi dove persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Le terribili esplosioni, arrivarono all’indomani del più grande attacco a Cosa Nostra mai condotto in Italia: un maxi-processo conclusosi nel 1987con 360 condanne.
Le cosche, colpite dal lavoro infaticabile dei due giudici, intrapresero un atto di guerra contro la parte onesta dello Stato.
 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due eroi italiani, caduti nella lotta contro la mafia, con i quali tutti noi siamo in debito.
A trent’anni dalla morte rappresentano un  modello di interpreti della giustizia e servitori dello Stato che racchiude i valori fondamentali della Costituzione repubblicana: impegno per la difesa dello Stato di Diritto, fedeltà ai diritti fondamentali di ogni cittadino, volontà di proteggere e migliorare la qualità della vita della nostra comunità nazionale.
La mafia scelse di ucciderli, con la violenza più feroce, nella miope convinzione che eliminando loro sarebbe riuscita a tornare padrona assoluta del campo, obbligando lo Stato a ritirarsi. In realtà è avvenuto l’esatto contrario perché l’assassinio di Falcone e Borsellino fu uno shock nazionale che spinse la grande maggioranza degli italiani a
 comprendere l’entità del loro valore, l’importanza del loro esempio e in ultima istanza la possibilità di non avere paura davanti alla mafia.
La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Spero solo che la fine della mafia non coincida con la fine dell’uomo”
Giacomo Di Reda 

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