Guerra e pace. Dialogo esclusivo con Nicolai Lilin

L’Eurasia che potrebbe far corpo unico con Cina e paesi dell’area, e persino lo spettro di una guerra atomica se le cose si mettessero male per la Russia in Ucraina, contraddittorie le notizie che circolano sull’andamento del conflitto e che tendono in ogni modo a far apparire scontata la vittoria finale dell’Occidente, abbiamo voluto saperne di più. «La linea del nostro mainstream è univoca e non si può dire nulla che non sia positivo, ma I russi matematicamente vinceranno questa guerra, sono di più, hanno più armi e adesso stanno usando tattiche e armi modernissime». A parlare così in pubblico, a “Libri nel Borgo Antico”, l’eclettico scrittore originario della Transnistria Nicolai Lilin, ora italiano e occidentale a tutti gli effetti, ma con una partecipazione diretta al suo attivo ad operazioni militari delle unità speciali della federazione russa. E cioè quando, per eliminare totalmente i terroristi moabiti in Cecenia, furono spianate letteralmente intere città  ma – doveroso inciso – non comunque la stessa strategia oggi adottata dai russi in Ucraina «che cercano di colpire, se possibile, solo obiettivi militari» proprio per evitare il ripetersi di una inevitabile strage di civili come avvenne allora: ovvero, per come l’ha descritto, quel «…dolore che sono riuscito a superare solo perché ero giovane, ma se avessi vissuto oggi quella esperienza, quarantaduenne e padre di due figli, sarei impazzito». Così Lilin, parlando di quel trauma elaborato, sublimato e raccontato nei suoi libri, che è divenuto quel suo  esclusivo bagaglio personale che adesso gli permette di parlare con vera cognizione di causa di quanto avviene effettivamente, dentro e fuori, il teatro di una guerra realmente guerreggiata. Tanto, giusto per spiegare la cifra umana e culturale dell’uomo sul palco a Bisceglie (per il suo illuminante “Putin. L’ultimo zar. Da San Pietroburgo all’Ucraina“) e che continua a considerare tuttora il conflitto in corso «una guerra tra due popoli che per me sono un’unica realtà…sono fratelli come tutti quelli che una volta facevano parte dell’ex unione sovietica» avendo oltretutto «amici da una parte e dall’altra». Ma ivi compresi parecchi pezzi grossi che, per la sua ormai acquisita dimensione internazionale di autore di best seller mondiali, gli permettono di avere accesso diretto, e da fonti anche molto autorevoli, a notizie di prima mano altrimenti destinate ad essere totalmente ignorate o arrivare parziali o distorte all’opinione pubblica, vista la propaganda di massa globale e solo decisamente filo atlantista in atto anche nel nostro Paese. Una voce sempre misurata ed oggettiva, ma forse anche e solo per questo spesso controcorrente, quella di Lilin; quanto basta a fare di lui, quando ospite in trasmissione – a nostro avviso e senza offesa a nessuno – forse il più interessante tra gli opinionisti da seguire e magari più attentamente di quelli più ricorrenti sui vari media, pressoché presenze fisse e, se vogliamo. con quasi un unico orientamento.
Tutto qui il motivo principale per cui abbiamo cercato Lilin per capirne un po’ di più di questa mascherata guerra mondiale che ci sta già riducendo in miseria e con prospettive fatali, ma anche e soprattutto sapere cosa pensasse della praticabilità di eventuali proposte per cercare credibili soluzioni di tregua o di pace. A cominciare (nell’evidente inerzia di una politica altrove impegnata e nell’assenza di grandi mobilitazioni di piazza degli onnipresenti pacifisti in altri casi) cosa pensasse di un eventuale intervento della Chiesa. L’unica forse che potrebbe far qualcosa adesso, con un’intera Umanità in pericolo, per fermare la follia di questo conflitto in piena Europa che sta stravolgendo tutti gli equilibri mondiali e che si prospetta infinito, salvo non trasformarsi, magari per un non voluto incidente, in quella «guerra atomica già dietro l’angolo» che pur temono i massimi pensatori e geopolitici di tutto il Mondo. Quasi una voce unica, la loro, ma che comunque li lascia praticamente inascoltati. Né più né meno come sta pure avvenendo con Papa Francesco, non certo accompagnato nei suoi appelli di Pace, nonostante sia tutto sommato un Capo di Stato (il Vaticano) ma soprattutto il Capo della prima Religione del Mondo con oltre 1,3 miliardi di battezzati in ogni angolo della Terra. A dimostrare lo strano e scarso interesse dei media e dell’informazione globalizzata verso questi tentativi, basti citare per tutti la risonanza che non ha poi avuto il forte ed intenso j’accuse della Chiesa su “le colpe di tutti”: una lettera aperta che, interamente pubblicata a soli tre giorni dall’invasione dell’Ucraina, non ha praticamente avuto nessuna eco mediatica né sulle maggiori testate che nelle rassegne stampa televisive nazionali che poi contribuiscono non poco a fare l’informazione diffusa. Eppure a firmarla è stato una personalità del calibro di Mons. Vincenzo Paglia che, giusto per una dimenticata memoria storica, fu nientemeno il deus ex machina insieme alla Comunità di S. Egidio e con il Cardinale Francis Arinze del più grande incontro della Storia di tutte le Religioni del Mondo (Uomini e Religioni – Un mare di pace tra Oriente e Occidente, Bari 26 – 28 settembre 1990). E cioè quando Politica, il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, e Chiesa insieme, Papa Wojtyla, scelsero la Città di S. Nicola come la sede perfetta da cui lanciare un appello di Pace a tutti i potenti della Terra acché fermassero la sanguinosissima guerra in Iraq. Già, oltre trent’anni fa, ma per alcuni versi un dejà-vu, con quanto oggi di stretta e drammatica attualità, quantomeno per i suoi ispiratori e artefici principali. Altri tempi, altri politici, altra sensibilità… ma possibile che, in questa guerra di armi ed eserciti, il più grande “esercito” del Mondo, quello della Pace e della non violenza (e che soltanto tra cristiani cattolici e ortodossi, e nel nome dello stesso Dio, vanta già da solo un sesto della popolazione mondiale) non riesca a trovare un modo per far almeno sentire la sua voce?
Tra sacro e profano, mostrandogli foto di quel lontano 1990, e giusto per “non fare i conti senza l’oste” che conosce così bene da averci scritto un libro, a bruciapelo la nostra prima domanda a Nicolai Lilin, su cosa vuol fare Putin, considerando un dato di fatto l’intenzione dichiaratamente bellicistica di USA e Inghilterra di continuare questa guerra anche all’infinito e che, mettendo a priori fuori giuoco credibili soluzioni diplomatiche, sta adesso affidando la Pace esclusivamente a un miracolo del Creatore o, al massimo, dei suoi rappresentanti in Terra. «Oddio, le marce vanno benissimo e tutti i segnali verso la Pace che vengono da fuori sono bene accetti… secondo me Putin è aperto al dialogo – così Lilin – ma una delle condizioni è la concretezza e la certezza che dall’altra parte del tavolo ci siano persone responsabili per quello che fanno».
Cioè? «Putin si è accorto negli anni che l’Ucraina non è sola a prendere decisioni, o non le prende proprio, ed è solo esecutrice di volontà altrui…inutile cercare di fare trattative con chi alla fine non ha le responsabilità per ciò che viene deciso». Dunque un’Ucraina come «l’Europa di cui gli Stati Uniti hanno il monopolio» per dirla col prof. Canfora, e allora? «In questo momento manca qualcuno che spinga verso la via del dialogo e non solo armi, guerra e massacri…però ci devono essere garanzie se si vogliono organizzare trattative…e i grandi leader devono essere presenti» E concludendo circa questa strage che andrebbe fermata e subito  «Su questa guerra e sul futuro che ci attende c’è ancora possibilità di cambiare le sorti…Putin non ha ancora deciso fino in fondo cosa farà e sta aspettando una risposta dall’Occidente» riferendosi ovviamente ai principali interlocutori internazionali, ma in particolare a noi e a quel Continente ora spaccato che, neanche vent’anni fa, Giovanni Paolo II, definì «Un’Europa Cristiana che respira con due polmoni: quello dell’Occidente e quello dell’Oriente», Cioè quel Vecchio Continente che ha vissuto in pace per 70 anni, in armonia ed affari, prima di quel maledetto 24 febbraio a causa del quale quella guerra provinciale, tra simili e confinanti, non si è voluta trasformarla in mondiale “per procura”: Nessuno sconto comunque al personaggio la cui biografia ne ha accresciuto la fama di scrittore  «Putin è sicuramente un aggressore, un’invasore…però quando interpretiamo gli eventi della storia, noi siamo obbligati a dare a ogni evento le spiegazioni che ne sono all’origine…» Insomma la tesi, peraltro condivisa dalla maggior parte degli analisti di un eccessivo allargamento della Nato e di un conflitto irrisolto lasciato a se stesso come principale causa di quello che accade. Ma cosa ha spinto Putin ad entrare in Ucraina invece di aspettare i risultati delle elezioni lì previste per l’anno prossimo? La percezione di un imminente “attacco sporco” o che? «Una teoria ma non ci sono abbastanza prove… piuttosto un’azione preventiva per difendere il suo e nella sua visione» con in primis garantire la sicurezza della sua Nazione. Un fitto dialogo senza tralasciare nessun tema si parla anche della «Oligarchia della finanza… l’ultra capitalismo antiumano che vuole una massa di consumatori privati della loro identità» attraverso una propaganda di massa che vuole omologare e uniformare tutta l’Umanità.
Insomma “politically correct” e pensiero unico?  «Beh sì, noi adesso viviamo nell’epoca del pensiero unico… ». I minuti che volano tra un argomento e l’altro, giusto il tempo per uno scattino al volo e una stretta di mano prima che Lilin corresse via, in ritardo, per prendere il treno del ritorno a casa. Questo il nostro dialogo davanti ad un caffè, ma lasciandoci con tante domande in sospeso e la mente affollata da dubbi su ciò che ci aspetta. Considerando soprattutto che l’Italia, con queste elezioni e volente o nolente, diviene in qualche modo l’ago della bilancia anche del futuro dell’Europa e del Mondo. Ma in pieno caos politico, a cominciare dai due grandi blocchi contrapposti: la sinistra per una continuazione di questa guerra senza se e senza ma fino alla vittoria finale dell’Ucraina a fianco di USA e Nato; la destra, invece, in una posizione comunque filoatlantica, ma meno subalterna, e probabilmente aperta anche a rivedere la politica delle sanzioni pur di salvarci da un tracollo e da una crisi senza precedenti.  In mezzo a tutto questo, poi, tutta una serie di partiti minori che cercano di intercettare le paure e le perplessità degli italiani per questa “guerra che non ci appartiene per Costituzione, Valori e Fede”.
A margine, e in attesa dei risultati delle urne, la schiera dei tanti intellettuali che pur fortemente critici verso questa Europa a trazione atlantica e contrari a questa guerra, non certo hanno fatto quadrato tra loro magari esprimendosi con una “carta” per la Pace. Eppure non ci vuole molto a capire che le attuali difficoltà sono, e non solo certo a nostro avviso, frutto soprattutto di questa guerra in cui ci troviamo calati mani e piedi. Va da sé che se solo si trovasse un modo, costi quel che costi, per tornare ad uno status quo ante bellum svanirebbero in un attimo tutti i problemi che ci attanagliano ora e saranno ancor peggiori e catastrofici negli anni a venire. Ma evidentemente c’è qualcuno che non vuole, e quel qualcuno non è certamente Dio.
Enrico Tedeschi

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