Caso Don Uva, Diego Rana: «Chi ha sbagliato paghi. Ma non si deve generalizzare»

«Il quadro accusatorio che emerge dalle carte, dalle intercettazioni ambientali e soprattutto dalle immagini raccolte dagli inquirenti della Procura di Foggia su quanto avveniva all’interno del Don Uva del capoluogo dauno è davvero raccapricciante. Ma non dobbiamo correre il rischio di confondere il livello aziendale con quello delle responsabilità individuali e di gruppo degli autori di queste azioni delinquenziali».

Così Diego Rana, coordinatore per la provincia Bat dell’Uneba, la più rappresentativa e longeva organizzazione di categoria del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo italiano diffusa capillarmente in tutte le regioni.

«Il nostro compito – prosegue Rana – come vertici di Rsa, Rssa e case di riposo è quello di offrire un’accoglienza amorevole, sana e di alto livello sanitario a tutti i pazienti che si rivolgono a noi. E quanto stiamo apprendendo sui fatti del Don Uva di Foggia sconvolge noi per primi e, ne siamo certi, anche gli stessi vertici dell’ente fondato con amore e passione dal Venerabile biscegliese. Ma, come recita il diritto penale italiano, le responsabilità sono sempre individuali e vanno attribuite solo a chi le ha messe in atto e la generalizzazione, così come la caccia alle streghe che sta avvenendo in queste ore, non fa bene a nessuno».

Come organizzazione che associa centinaia di aziende sanitarie in Puglia, si sente forte il pericolo di una demonizzazione dell’intera categoria. Una condanna che non meritano i migliaia di addetti impiegati nelle strutture sociosanitarie, non meritano i dirigenti e le proprietà delle stesse strutture che sono sempre impegnati in prima linea per offrire servizi di alta qualità e cure amorevoli.

«Storie come questa di Foggia – commenta Diego Rana – ci fanno entrare in una specie di grande gioco dell’oca: tutti i piccoli, quotidiani, faticosi passi in avanti che facciamo per conquistare la fiducia delle famiglie che ci affidano i loro cari anziani e malati, li perdiamo in un solo istante. Anni e anni di impegno cancellati in un secondo dal comportamento criminale di un esiguo numero di persone. Certo, siamo consapevoli che anche un singolo schiaffo inferto ad uno solo dei pazienti di Foggia è un gesto intollerabile e che va perseguito con forza e senza pietà. Ma chi si è sempre comportato correttamente non può finire nel tritacarne e pagare prezzi altissimi in termine di perdita di immagine e sfiducia».

«Come Uneba – conclude Rana – non possiamo che apprezzare la decisione dei vertici del Don Uva che hanno sospeso le persone coinvolte e attendono gli atti della magistratura per procedere con i licenziamenti di chi ha tradito la fiducia anche di chi aveva offerto loro un posto di lavoro sicuro, con stipendi certi e ampie prospettive professionali. E’ la dimostrazione che le aziende non hanno alcuna responsabilità in storie tremende come questa»

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