
«Nel mese di febbraio gli assessori Sasso e Naglieri, a seguito di un sopralluogo nei plessi cui si effettua il servizio mensa hanno dichiarato di aver verificato i prodotti utilizzati, la conservazione, la fase di cottura del cibo e la distribuzione nonché di aver eseguito anche un’analisi gustativa delle pietanze e dei prodotti durante la lavorazione; hanno inoltre riscontrato il gradimento delle pietanze stesse attraverso il parere favorevole di bambini e insegnanti!
Nel mese di aprile un genitore ha postato su facebook una giusta domanda (“È vero che dal prossimo anno bisogna pagare quasi 5 euro al giorno per la mensa scolastica?”) ricevendo puntuale risposta dall’assessore Roberta Rigante che ha scritto: “5 euro sarà il costo unitario del pranzo a fronte dei 3 euro odierni al fine di migliorarne la qualità” smentendo quindi quanto affermato sia dai suoi colleghi assessori che dalle insegnanti soltanto un mese prima» ha aggiunto.
«Non si è fatta attendere la nota dell’assessore Sasso che per cercare di mettere una toppa al buco, e contraddicendo quanto asserito un mesetto prima, ha spiegato che la motivazione che li avrebbe spinti a una rivisitazione dei prezzi sarebbe il miglioramento della qualità dei pasti, puntando il dito contro chi, a dir loro, creerebbe con false notizie confusione sui social!
Senza entrare nel merito dell’incomprensione (per non usare altri termini) che dilaga tra gli assessori – questo è un problema che lasciamo risolvere al sindaco (sempre che ne sia capace) -, mi soffemo sulle affermazioni degli assessori stessi circolate negli ultimi giorni per cercare di “mettere una pezza al buco creatosi” soprattutto quando sostengono: “è prematuro parlare dei costi relativi alle mense scolastiche, non essendo quantificabile il possibile ribasso eventualmente proposto dalle aziende che parteciperanno al bando”!
Avendo compreso, da quanto sostenuto, che è in atto una rivisitazione dei costi stessi della mensa scolastica, formulo alcune considerazioni: l’attuale costo unitario di 3 euro, di cui indicativamente un terzo è sostenuto dal comune e i restanti due terzi dai genitori (in base al reddito dichiarato), è il risultato finale di una gara al ribasso il cui costo unitario originale di partenza era sicuramente più alto; l’azienda che si aggiudicò l’appalto è tenuta a garantire lo standard qualitativo richiesto in fase di gara (dalle parole degli assessori pare non sia così); quando l’assessore Rigante scrive dei “5 euro” paragonandoli ai “3 euro” attuali lo fa perché sa già che il costo unitario di partenza è più alto e che i “5 euro” sarà l’importo che l’impresa proporrà come ribasso per aggiudicarsi l’appalto? O i “5 euro” sono la base di partenza su cui si applicherà il ribasso? E, a prescindere dal ribasso che le imprese proporranno, sarà comunque garantito lo stesso standard qualitativo?
Come sempre, lascio ai lettori le considerazioni del caso ma li invito a fare attenzione sul fatto che si sta scherzando sulla salute dei nostri bambini, sulla salute del nostro futuro» ha concluso Rocco Prete, «papà di due bambini che spesso tornavano a casa digiuni perché saltavano il pasto su consiglio di maestre “coscienziose e coraggiose” a cui non mancherà mai il mio personale ringraziamento», proponendo l’inserimento di una quota nel bilancio di previsione a copertura degli eventuali aumenti al costo del servizio, evitando di farlo pagare ai genitori.
