“Alcune pretestuose polemiche politiche seguite all’idea di un intervento straordinario, più robusto di quanto già decretato, a sostegno dei redditi delle famiglie italiane e dei lavoratori più colpiti, forse non tiene conto della realtà che gia’ viveva gran parte del Mezzogiorno, e nel nostro caso la PUGLIA, prima di questa emergenza”. È quanto afferma il segretario generale della Cgil PUGLIA, Pino Gesmundo, che ricorda alcuni indicatori che segnalano il diffuso disagio sociale pre – esistente. Giàprima della pandemia per il sindacato in PUGLIA c’erano “l’indice di occupazione sotto la soglia del 50%, la disoccupazione giovanile fino a 24 anni che sfiora il 50%, lavoratori a bassa paga – cioè con retribuzione inferiore a 2/3 di quella media – che sono quasi il 20% del totale”.
E ancora, “la soglia del disagio, l’incidenza della povertà relativa, che tocca il 21,6%, cioè un pugliese su cinque e’ in difficoltà. Addirittura il 43% dei minori e’ a rischio esclusione sociale”. E poi ci sono gli anziani, che vivono con pensioni medie di 600 euro. Infine, il dato delle persone che hanno fatto domanda per il Reddito di cittadinanza “che sono 100mila, un numero che va moltiplicato per i componenti del nucleo familiare”. Il segretario evidenzia che ai dati gia’ in possesso si sommano le stime del Cerved, “con previsioni allarmanti sulla caduta del Pil regionale, dal 7 al 16% sulla base di quanto durerà il blocco. Altri ancora parlano di 300mila posti di lavoro a rischio. Per fare un confronto, la crisi del 2008 ha prodotto una perdita di 120mila posti di lavoro in PUGLIA, che stavamo recuperando con difficoltà, ed era purtroppo soprattutto lavoro precario”.
“In questi mesi, a partire da quella fotografia illustrata all’inizio, non siamo certo stati fermi. Al tavolo del partenariato sociale abbiamo interloquito con la Regione, con associazioni come Alleanza contro la povertà, per costruire strumenti che estendessero tutele e sostegno pubblico a favore di chi vive un grave disagio sociale.
Non a caso solo a febbraio la Regione PUGLIA ha stanziato 10 milioni per il reddito di dignità e 60 milioni per i servizi territoriali – aggiunge – Domani ci sara’ una video conferenza con gli assessori al lavoro e al welfare, con i sindacati, l’Anci, il terzo settore, per capire come intervenire in questa fase, anche alla luce delle risorse stanziate dal Governo. Non e’ questione di nome ma di formule, e quel che e’ evidente e’ che se vogliamo evitare tensioni sociali le famiglie in difficolta’ vanno aiutate e pure in tempi strettissimi. In questo senso va anche l’intesa con Regione e Abi affinchè le banche anticipino la cassa integrazione ai lavoratori ed e’ necessario discutere di come rimodulare i fondi comunitari, stando attenti allo stesso modo che non un euro che e’ destinato al Mezzogiorno del Fondo di Coesione venga finisca su altre voci di bilancio. Su questo – conclude – vigileremo con rigore”. (Com/Adp/ Dire)
