Mafie di puglia. Altamura e il mondo di mezzo inesplorato. Intitolavo così un articolo del 2016 su
Mediapolitika Settimanale On Line
, commentando la sentenza di uno dei due filoni del processo alla mafia murgiana, consorteria criminale di Altamura. (leggi: https://bit.ly/2zQBRrN)
Il primo filone di quel procedimento giudiziario contro politici, imprenditori e carabinieri si era concluso con una sfilza di assoluzioni. Il secondo, quello di cui scrivevo nel 2016 appunto, aveva visto condannati principalmente uomini dei clan. E allora, come oggi, pensai: sempre la stessa storia.
Le sentenze si rispettano, certo. Fino a sentenza definitiva tutti sono innocenti. Ma vogliamo ancora ipocritamente negare che la zona grigia esiste?
I mafiosi sono solo quelli che spacciano in quel largo del centro storico di Bisceglie o in quella viuzza invisibile in pieno centro, nelle periferie di Andria, Barletta e Molfetta. Certo non sono quei politici vigliacchi e collusi che costeggiano, a volte accarezzano, certi ambienti o fanno finta di non vederli racconando la favola delle “città sicure”; non sono quegli imprenditori delle scommesse e dei rifiuti conniventi; tantomeno sono quei palazzinari che servono da lavatrici ai clan; figuriamoci se siano alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine a libro paga.
L’altro giorno hanno arrestato due carabinieri, uno di Bisceglie (in servizio a Giovinazzo), che pare – sottolineo pare – fossero precisissimi informatori del clan Di Cosola. Pare, ribadisco pare, che (come scrivono, fra gli altri, i colleghi di BisceglieLive.it), i due in servizio a Giovinazzo fornissero (dietro corrispettivo di centinaia di migliaia di euro e regalie varie) “informazioni relative ad operazioni di Polizia Giudiziaria, in taluni casi in merito alle indagini in corso; (…) dettagli sui turni di servizio dei colleghi della Stazione e sugli orari in cui sarebbero avvenuti i controlli nei confronti degli affiliati sottoposti a misure coercitive”. Sembra che i due avessero anche consegnato al clan “documenti informatici e cartacei contenenti registrazioni e verbali di dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia”.
Ribadisco: fino a prova contraria, a un giudizio di merito e a sentenza definitiva questi due carabinieri sono innocenti. Tuttavia, ho letto la notizia e mi è tornato alla mente quel pezzo sulla mafia murgiana del 2016. Scrivevo così relativamente ad Altamura e quelle parole, oggi, mi fanno venire i brividi per le coincidenze che restituiscono.
**La DIA mappa quasi da un decennio la presenza di due famiglie mafiose ad Altamura: i D’Ambrosio e i Loiudice, intente a contendersi il territorio murgiano. La relazione della DIA del primo semestre 2015 riconferma come dopo l’omicido di Bartolo D’Ambrosio nel 2010, si sia aperta una lunga e ancora non risolta “lotta di successione” per il controllo delle attività illecite. E in questo “vuoto di potere” sempre la DIA afferma che sul territorio altamurano si sta allungando l’ombra del potente clan barese dei Di Cosola (fonte: DIA, Relazione – Primo semestre 2015, p. 135).
E la politica in tutto questo che dice? Il filone del processo svoltosi con rito abbreviato nel 2013 vedeva coinvolti politici, imprenditori e forze dell’ordine altamurani, ma questi ultimi sono risultati tutti assolti. Eppure a qualcuno si riferiva la compagna del boss Bartolo D’Amborsio, Valeriya Hiblova, collaboratrice di giustizia dopo l’omicidio del marito, quando già nel 2012 raccontava nelle deposizioni alla DDA di Bari come “a Bartolo si rivolgevano anche Carabinieri, Finanzieri e politici. Dovrei elencare una comunità intera” e che “Lui [Bartolo D’Ambrosio] non ha mai fatto salire i delinquenti a casa anzi chi è venuto sono sempre imprenditori”. E che il boss con i politici “quando c’erano le elezioni” si impegnava “a coinvolgere maggiori persone per dare il voto”. Certamente non si riferiva agli assolti del 2013: lo dicono le sentenze!
Sempre la Hiblova diceva: “Bartolo conosceva il mondo dei buoni e il mondo dei cattivi”. Sembra di rileggere le intercettazioni di Mafia Capitale: “Ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C’è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico…”.**
In tutta la Puglia – da Foggia ad Andria, passando per Bari (aggiungo Bisceglie e Giovinazzo, solo a titolo di esempio) e giù fino al Salento – il mondo di mezzo è ancora qualcosa di indefinito. La zona grigia del rapporto fra mafie, politica, forze dell’ordine e imprenditoria è ancora inesplorata.
E oggi, come nel 2016, ho la sensazione sempre più amara dell’incompiutezza e della nauseabonda ipocrisia, quando si parla di queste vicende: spesso arrivano le condanne ai mandanti militari e agli esecutori materiali, è vero! Ma nelle nostre città si continua a smerciare la droga, a smaltire illecitamente i rifiuti (e l’incidenza tumorale cresce), ad intimidire con il pizzo i commercianti, a costruire abusivamente, a derogare alla trasparenza e alla buona condotta amministrativa. Nonostante l’impegno di tanti uomini e donne onesti e irreprensibili delle Istituzioni e delle forze dell’ordine.
Nelle nostre città le mafie continuano a cercare la politica grazie al voto di scambio; le mafie raggiungono e agganciano le forze dell’ordine, gli imprenditori. Qual è, dov’è la zona grigia? Ancora non è dato saperlo. O meglio: se la cerchiamo solo nelle sentenze dei processi, nelle indagini non riusciremo a trovarla. Proviamo a riconoscerla nelle nostre coscienze. Almeno…
PS: in questi giorni nelle strade e nelle piazze di Bisceglie si sta svolgendo l’iniziativa Il tempo dei piccoli: teatro e letteratura per i bambini. Iniziativa che andrebbe maggiormente sostenuta, promossa e incentivata. Perchè è proprio dal “sorriso dei bambini” che fa paura alle mafie (cit: Don Pino Puglisi al Brancaccio) che dovremmo ripartire. Il sorriso dei bambini è l’unico programma elettorale e amministrativo che serve alle nostre città.
Fonte foto: beatopadrepuglisi.it
VINCENZO ARENA