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Occorrerebbe una norma a tutela delle vittime dei piani urbanistici

Un problema di cui poco si parla, e su cui sarebbe necessario promuovere un intervento legislativo, è quello relativo alle limitazioni poste alla proprietà privata per esigenze di pubblica utilità. Sono limitazioni previste dal nostro ordinamento giuridico e dalla Costituzione che riconosce e garantisce la proprietà privata, il suo godimento, ma fissa anche i suoi “limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale” (art. 42). Limiti indubbiamente necessari per poter realizzare opere pubbliche quali una ferrovia, una strada, un acquedotto, etc. che si traducono in provvedimenti di occupazione o di esproprio compensati con un indennizzo generalmente in linea con il valore di mercato del bene espropriato.
I problemi però nascono quando si pone un vincolo sulla proprietà privata, come accade nei Comuni con gli strumenti urbanistici del PRG o PUG e poi, non si realizza nulla. In questo caso, se consideriamo che gli strumenti di pianificazione del territorio hanno durata indeterminata, spesso si verifica che per decine e decine di anni la proprietà privata, “colpita” dal piano urbanistico, rimane fortemente limitata e penalizzata, con il paradosso che la “vittima” non può né godere appieno del suo bene, né viene indennizzata.
Tipico è il caso di strade o parchi pubblici previsti in zone residenziali nuove o in espansione che, per motivi di bilancio comunale, rimangono … sulla carta causando, al proprietario del suolo su cui dovrebbe passare la strada o realizzarsi un parco, rilevanti danni economici.
Infatti, mentre tutt’intorno si realizzano edifici a più piani, la sua proprietà rimane bloccata, invenduta, invendibile, svalutata. Se è un terreno, rimane abbandonato o, nella migliore delle ipotesi, sopravvive come orto in città. Se invece è un’abitazione, non v’è alcuna possibilità di modificarla o di ampliarla o di abbatterla per realizzare una nuova costruzione al pari di quelle circostanti, in quanto il PRG non lo consente per tutto il periodo della sua vigenza.
Sono tutte penalizzazioni che realizzano, oggettivamente, un ingiusto danno ai proprietari di immobili vincolati da strumenti urbanistici, da cui non possono ricavare un maggior reddito al pari dei proprietari dei suoli confinanti.
Sarebbe quanto mai opportuna una norma che riconoscesse un indennizzo, a carico dei Comuni, in favore di queste “vittime dei piani regolatori” (una categoria particolare, tra le vittime della burocrazia) per tutto il tempo in cui la proprietà privata è limitata nel suo pieno godimento. Sarebbe un utile deterrente per i Comuni, che sarebbero costretti a progettare piani urbanistici realistici, coerenti con le loro risorse e, soprattutto, stimolati a non rimandare alle calende greche le opere pubbliche previste, oppure ad apportare ai PRG le varianti necessarie tempestivamente, nei casi in cui l’opera pubblica sia divenuta inutile o superata da nuove esigenze del territorio.
Non tutelando queste “vittime”, si danneggia una fascia di cittadini che, in relazione al godimento della proprietà privata, è discriminata non potendo goderla al pari di tutti gli altri. Probabilmente si tratta di una esigua minoranza, ma non è un valido motivo perché la P.A. possa arrecarle pregiudizio impunemente.
Pasquale Consiglio
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