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I Giovani Democratici della Bat lanciano un ordine del giorno a tutti i Consigli comunali della provincia

L’autonomia differenziata spacca il Paese, aumenta le diseguaglianze e limita l’accesso alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, al trasporto pubblico locale alle persone a seconda di dove vivono. E noi possiamo accettarlo, non accetteremo mai che ci possano essere cittadine e cittadini di serie A e di serie B.

Per questo i Giovani Democratici BAT oltre ad essere in prima linea per la raccolta firme per il referendum, lanciano un’ordine del giorno a tutti i consigli comunali della nostra provincia per dare un indirizzo chiaro e chiedere al governo di rivedere questo scellerato provvedimento.

Questa è una riforma sbagliata che spacca in due l’Italia, non solo per il Sud, che ha già pagato caro il prezzo delle diseguaglianze, ma anche per il Nord, perché rischia di produrre, ad esempio, 20 politiche energetiche diverse, con una frammentazione che non farà abbassare le bollette a famiglie e imprese.

Segreteria GD BAT

QUESTO L’ORDINE DEL GIORNO

CITTÀ DI ……..
Il Consiglio comunale
Premesso
Che il 28 giugno 2024 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 86 che definisce le norme
per l’implementazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario, di
introduzione delle previsioni dell’art. 116, comma 3, della Costituzione italiana.
Considerato
Che il 29 dicembre 2022, con legge 197/2022, il Legislatore, nei commi 791 – 801 ha disciplinato
la determinazione dei “Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP)” che sono “concernenti i diritti
civili e sociali che devono essere garantiti in tutto il territorio nazionale, ai sensi dell’art. 117,
secondo comma, lettera m), della Costituzione”, determinazione a cui è subordinata l’attribuzione di
ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia di cui all’articolo 116, comma 3, della
Costituzione.
Rilevato
Come nel percorso individuato dalla L. 86/2024 il Parlamento è stato di fatto aggirato nella
determinazione dei LEP, che dovrebbero garantire su tutto il territorio nazionale i diritti civili e
sociali per tutti i cittadini in maniera omogenea, poiché tale determinazione, a seguito di un iter
concertativo che vede coinvolti una cabina di regia composta dai ministri competenti per settore, le
conferenze delle regioni e delle province autonome, il presidente dell’UPI e il presidente dell’ANCI
sulla base di ipotesi tecniche formulate dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard è
effettuata dal Presidente del Consiglio dei Ministri attraverso degli schemi di DPCM in cui sono
determinati, anche distintamente, i LEP e i correlati costi e fabbisogni standard. Un procedimento,
pertanto, che vede il Parlamento completamente estromesso dal percorso decisionale, poiché
l’organo sarà chiamato a una mera “espressione del parere” senza possibilità di modificare o
incidere nel contenuto del previsto schema di DPCM.
Che l’iter di individuazione sia dei LEP che dei costi e dei fabbisogni standard che servono a coprire i diritti costituzionali essenziali per i cittadini non coinvolge in nessun passaggio neppure i Comuni e gli enti locali, che si troverebbero a dover gestire le risorse che resterebbero sul territorio di
competenza attraverso delle modalità di assegnazione sulle quali non avrebbero potuto incidere,
formulando proposte, osservazioni, modifiche derivanti dalle specificità dei loro contesti sociali,
economici e infrastrutturali e di coesione.
Che il procedimento della legge 86/2024 estromette l’intervento sostanziale del Parlamento anche
per quel che concerne la determinazione “delle risorse umane, strumentali e finanziarie necessarie
per l’esercizio da parte delle Regioni di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, che
deriva dalla decisione di una commissione paritetica Stato-Regione che, a seguito di una trattativa
gestita dall’esecutivo, “individua le modalità di finanziamento delle funzioni attribuite attraverso
compartecipazioni al gettito di uno o più tributi erariali maturato nel territorio regionale”.
Considerato
Che il criterio dell’assegnazione di compartecipazione al gettito dei tributi erariali maturati nel
territorio regionale comporta un certo squilibrio dell’assegnazione delle risorse alle Regioni, poiché
territori con capacità economica più forte, producendo maggiore tributi erariali, otterrebbero
maggiori compartecipazioni, penalizzando le Regioni economicamente più deboli, le quali, con
economie meno produttive, inevitabilmente sarebbero condannate a ottenere compartecipazioni al
gettito, quindi risorse dallo Stato, decisamente minori rispetto a quelle delle aree più produttive del
Paese.
Che per il Mezzogiorno d’Italia, minori risorse significherebbero minori possibilità di assicurare ai
cittadini i livelli essenziali delle prestazioni e la stessa qualità e lo stesso livello di servizi che le
regioni economicamente più forti potrebbero invece consentire.
Che secondo la previsione dell’art. 9 della legge 86/2024, il percorso di autonomia differenziata
dovrà partire con l’obbligo di non introdurre “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica”, circostanza che condizionerebbe la determinazione degli stessi LEP coi loro costi
standard al fine di consentire alle regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro
attribuite.
Rilevato
Che la legge 86/2024 prevede che il “trasferimento delle funzioni relative a materie o ambiti di
materie diversi” da quelli subordinati alla definizione dei LEP, “con le relative risorse umane,
strumentali e finanziarie” possa essere “effettuato (…) nei limiti delle risorse previste a legislazione
vi- gente” dalla “data di entrata in vigore della legge” e quindi materie come la tutela
dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali e molte altre che non richiedono determinazione
del relativo fabbisogno standard e dei LEP potrebbero diventare di esclusiva competenza delle
Regioni richiedenti in tempi assai più rapidi.
Il decentramento delle funzioni che non comportano la precedente individuazione dei LEP può
immediatamente avviarsi, contribuendo, pertanto, alla possibilità che le Regioni italiane che lo
vorranno potranno organizzare le proprie funzioni in maniera tra loro difforme e potenzialmente
conflittuale e non uniforme su tutto il territorio, di fatto facendo venire meno il rispetto dell’art. 5
della Costituzione, ossia l’unità nazionale e dell’art. 3 della Costituzione, ossia il principio di
eguaglianza dei cittadini; un percorso, questo, che potrebbe sostanzialmente minare l’unità della
Repubblica e launitarietà del sistema di diritti dei cittadini italiani.
Ricordato
Che il meccanismo di perequazione sancito dall’art. 119 della Costituzione attualmente non riesce
comunque a coprire il riequilibrio dei fabbisogni delle Regioni meridionali, poiché le risorse
coprono circa il 50% della necessità di perequazione, a fronte delle previsioni costituzionali che
pure statuiscono la completa copertura.
Ritenuto
Che l’autonomia differenziata così regolata porterebbe pertanto ad accentuare le già gravi
diseguaglianze territoriali, tanto da compromettere l’unità della Repubblica, come previsto dall’art.
5 della Costituzione.
Che i LEP debbano essere determinati da organi che hanno responsabilità politica verso i cittadini,
quali gli organi di rappresentanza politica, nonché da rappresentanze sostanziali dei Comuni e degli
Enti locali, come peraltro è previsto dall’art. 117, comma 2 del Titolo V della Costituzione.
Che i LEP e i fabbisogni standard, ossia i costi necessari per attuare i LEP, che attualmente non
sono stati individuati, debbano essere definiti prima dell’avvio della riforma dell’autonomia
differenziata poiché soltanto dopo aver determinato questi costi e le risorse necessarie per coprire la
do- manda di servizi essenziali si potrà avere un quadro complessivo delle necessità risorse atte ad
assi- curare il riequilibrio dei bisogni delle regioni economicamente più deboli evitando una
sostanziale spaccatura del Paese.
Tutto quanto sopra premesso, considerato, rilevato, ricordato, richiamato e ritenuto,
Propone al Consiglio di deliberare:
– ESPRIMERE posizione di disapprovazione rispetto alla legge 86/2024 di introduzione del
sistema di autonomia regionale differenziata per le evidenti ripercussioni negative che la sua
attuazione avrà sul sistema dei diritti essenziali del nostro Paese e, segnatamente, delle comunità
socio- economiche più deboli, per la forma di assegnazione della compartecipazione al gettito
tributario che penalizzerà le Regioni più deboli e rafforzerà ulteriormente quelle più ricche, per
l’evidente rischio di minare l’unità nazionale, in termini istituzionali e di riconoscimento dei diritti dei
citta-dini.
– ESPRIMERE preoccupazione per l’avvio del procedimento di autonomia differenziata regionale
senza che prima siano stati effettuate le necessarie determinazioni dei costi dei fabbisogni
standard e conseguentemente dei LEP, che dovrebbero assicurare invece l’eguaglianza dei diritti
per tutti i cittadini della Repubblica.
– IMPEGNARE L’AMMINISTRAZIONE a inoltrare in ogni forma e a ogni livello istituzionale,
parlamentare, governativo, regionale, il contenuto della presente mozione quale espressione di
volontà della rappresentanza della propria comunità.
– IMPEGNARE L’AMMINISTRAZIONE in tutte le sedi istituzionali e di rappresentanza dei
Comuni italiani a tenere conto della presente mozione quale espressione politica della comunità
cittadina anche al fine di promuovere l’adesione del Comune a interventi, determinazioni, ricorsi e
ogni altra forma di contrarietà all’autonomia differenziata che venisse stabilita

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