Considerato il momento di profonda frattura che, a seguito dei noti eventi traumatici, la nostra città sta vivendo rispetto a tutta la classe politica e, in particolare alle forze di governo, non possiamo esimerci dal chiederci quale reale necessità politica o amministrativa abbia spinto l’Amministrazione ad accelerare in modo così frenetico le procedure di nomina del CdA di Bisceglie Approdi.
Un tempismo che appare del tutto slegato dai bisogni reali della cittadinanza e che sembra avere l’unico effetto di alimentare tensioni e malumori in un tessuto sociale già provato.
Come Sinistra Italiana Bisceglie, intendiamo prendere nettamente le distanze dalle ricostruzioni farraginose e improntate su logiche “familiaristiche” che una certa parte dell’opposizione ha ipotizzato riguardo alla composizione del nuovo Consiglio di Amministrazione della Bisceglie Approdi. La nostra critica non vuole scendere nel campo del pettegolezzo politico, ma intende sollevare una riflessione profonda che non riguarda i nomi, bensì il metodo democratico.
Ci preme sottolineare un paradosso evidente: se la nomina dei componenti del CdA è, per sua natura, una prerogativa politica basata su criteri fiduciari del Sindaco, che valore dobbiamo attribuire all’avviso pubblico precedentemente emanato? Espletare una procedura di selezione aperta per poi ripiegare su scelte che appaiono dettate da meri equilibri di potere interno alla coalizione svilisce lo strumento del bando pubblico.
Tale condotta sembra finalizzata esclusivamente a blindare ciò che resta dell’asset di maggioranza, sacrificando sull’altare della stabilità politica i principi di merito e di trasparenza che dovrebbero guidare la gestione della cosa pubblica.
Entrando nel merito della gestione aziendale, Sinistra Italiana osserva con preoccupazione i dati relativi alla Bisceglie Approdi. Parliamo di una realtà controllata al 99,96% dal Comune di Bisceglie, dunque una società di fatto “in house” che gestisce un asset strategico per lo sviluppo turistico ed economico del territorio.
Ci chiediamo quindi con forza: com’è possibile che, nonostante il controllo totale da parte dell’Ente Comunale, i bilanci presentino da anni utili irrisori? Quale logica manageriale giustifica, proprio in questo momento, l’espansione del CdA a ben quattro componenti, con il conseguente aggravio di costi che ne deriva?
Questa gestione fa emergere un dubbio quasi amletico sulla catena di comando e sulla reale efficacia della vigilanza pubblica: chi controlla chi, e soprattutto, che cosa si sta controllando?
Il sospetto è che la Bisceglie Approdi sia diventata un terreno di compensazione politica piuttosto che un volano di sviluppo per la città.
Spetterà ai posteri biscegliesi, eredi di questa crisi, l’onere dell’ardua sentenza.

