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Consiglieri opposizione: il Consiglio Comunale esprima contrarietà all’aumento Irpef per il buco sanità

I consiglieri comunali Preziosa, Casella e Storelli hanno presentato una mozione al Consiglio Comunale di Bisceglie per esprimere ferma contrarietà all’aumento dell’addizionale regionale Irpef deciso dalla Regione Puglia. Questo incremento, previsto a partire dal 1° gennaio 2026, nasce come misura per coprire il grave disavanzo sanitario della regione, stimato intorno ai 350 milioni di euro. Tuttavia, la manovra rischia di gravare pesantemente sulle tasche dei cittadini, in particolare sul ceto medio e sulle famiglie pugliesi.

La mozione sottolinea come l’aumento delle aliquote Irpef sia particolarmente significativo: per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro l’aliquota passa dallo 0,2% allo 0,9%, mentre per quelli compresi tra 28.000 e 50.000 euro si quintuplica, passando dallo 0,4% al 2%. Questo incremento fiscale appare ingiustificato soprattutto alla luce delle criticità che affliggono la sanità locale, come lunghe liste d’attesa, continui disservizi e una mobilità passiva verso altre regioni, che penalizzano i cittadini di Bisceglie e della provincia.

I consiglieri chiedono quindi al Consiglio Comunale di impegnare il sindaco e la giunta a esprimere ufficialmente la propria opposizione a questa manovra. È fondamentale sollecitare la Regione Puglia a rivedere l’aumento Irpef, promuovendo un piano serio di taglia sprechi e ottimizzazione della spesa sanitaria, evitando così che i costi di inefficienze e cattiva gestione ricadano sui lavoratori dipendenti e pensionati. La mozione prevede inoltre di trasmettere questo documento ai vertici regionali per sottolineare l’urgenza di un cambio di rotta nel bilancio sanitario.

In conclusione, la posizione dei consiglieri Preziosa, Casella e Storelli rappresenta una voce critica importante nel dibattito sulla sostenibilità fiscale e sociale dell’aumento Irpef in Puglia. Il Consiglio Comunale di Bisceglie ha ora l’opportunità di farsi portavoce delle istanze dei cittadini, opponendosi a misure che rischiano di aggravare ulteriormente la pressione fiscale senza garantire miglioramenti concreti nei servizi sanitari locali.

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