Site icon La Diretta 1993 Bisceglie Notizie

E’ tardi, ma non è mai troppo tardi

Questa Festa dell’Accoglienza all’I.C. Bosco Ferraris Battisti con il mitico maestro Alfonso, mi è sembrata una cosa di quelle gagliarde.
Le parole, insieme alle immagini, hanno questa capacità, di proiettarti in una dimensione spazio temporale inedita, con buona pace, al momento,
dell’intelligenza artificiale.
Forse molti non hanno conosciuto Mimì Logoluso, Gogo’, lavorava come Segretario in una scuola media. Era una persona seria, come il maestro Alfonso,
e grazie a lui, non dico che erano cento ma quasi, inventò l’animazione in Via Cardinal Dell’Olio, non so che successe quel pomeriggio, ma tutti i bambini correvano
dietro a quest’uomo non proprio giovanissimo con le bandierine e i giocattoli di pezza.
A distanza di anni, mi è capitato di incontrare qualche bambino di allora del Centro Storico, cresciuto ed andato a Milano, che non ricordava altro ma questo sì.
Poi c’è la storia del maestro Alberto Manzi, quello di “Non è mai troppo tardi” cominciò la sua carriera di educatore nel 1946 nel carcere minorile “Aristide Gabelli” di Roma.
Erano ragazzi difficili, ma lui riuscì attraverso un metodo educativo innovativo ed anche grazie al coinvolgimento dei ragazzi nelle rappresentazioni teatrali a cogliere la loro attenzione e dare una svolta
nella loro vita. Di quei novanta ragazzi circa, solo un paio continuarono a delinquere una volta usciti dal carcere minorile.
E’ una lunga storia quella della scuola dell’obbligo in Italia, non è stato così facile, forse sarebbe il caso che qualcuno la riprenda.
La scuola dell’obbligo è una delle più grandi conquiste di civiltà per tutti, qualunque sia la loro condizione di vita e di provenienza.
Non è forse una coincidenza, che la settimana prossima, con l’avvio dell’anno scolastico ritorni la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile. Cioè la promozione di una città
nella quale tutte e tutti possono muoversi in modo sicuro, autonomo e accessibile, nel quale occorrerà dare spazio ad attività di educazione stradale, a circuiti protetti per provare biciclette adattate
e quadricicli e iniziative di sensibilizzazione ambientale. Credo che questa affermazione farà rizzare i capelli a più di qualcuno.
Proprio ieri sera su Via Aldo Moro due ragazzi si sono buttati sulla folla con la bicicletta elettrica e la gente che urlava : “piano!”.
Oppure sulla villa comunale tre bambini sul vialone su un unico mezzo e nessuno dei tre che arrivava a quattordici anni.
Chissà cosa sarà passato dalla testa a chi si è buttato oltre Via Marconi ha zigzagato tra le auto in arrivo e ha fatto una curva stretta per immettersi sulla villa comunale sfiorando dei bambini piccoli.
O su via Nazario Sauro con il monopattino, altro che 6 Kmh, saltando l’attraversamento pedonale rialzato.
Credo poi che andare controsenso faccia parte di “una normalità” di un mondo che si fa fatica a capire.
E non credo che tutti i genitori abbiano una precisa contezza dei pericoli che stanno correndo i loro figli o i pericoli che stanno per procurare ad altri.
E non credo che tutti questi ragazzi di giovane età sappiano quali siano le regole da seguire per circolare non nell’androne di casa ma in una pubblica via, quante insidie
siano in agguato per loro e per gli altri. Non parliamo più “di scarole” sulle ginocchia come alla nostra età, ma di rischi che possono diventare irreversibili.
La scuola, la mobilità . Coincidenze?  Non mi pare. Certo ci vuole la sicurezza, i controlli, il rispetto del codice della strada, ma una volta andati via i controllori, cosa rimane?
Come nei confronti delle novità digitali o nei confronti dei mezzi idonei alla mobilità, l’unico primato è sempre quello dell’Educazione.
Certo più di una cosa è cambiata, ma non i compiti educativi. Come ha scritto Domenico Barrilà: il mondo può fare a meno di persone facoltose, ma non può fare
a meno degli educatori, perché senza di essi non saremmo mai usciti dalle caverne. Perché educare significa essenzialmente due cose: riuscire a fare emergere la personalità e cooperare
per il bene comune e tutto questo significa affermazione della persona.
E allora, è tempo che la politica tiri fuori dai cassetti risorse, mezzi ed idee in favore dell’Educazione, a partire dalla settimana prossima. Non fermi le iniziative di chi ha voglia di fare, le sostenga e le incoraggi.
L’educazione non ha visibilità come i mattoni, non taglia nastri o si presta a facili entusiasmi, per portare a dei risultati ha bisogno di tempo, agisce nel profondo ma in maniera stabile e duratura.
L’ educazione ha bisogno di cooperazione tra i vari soggetti in campo, ma cooperazione significa qualcosa di continuativo, non un palliativo o uno scaricabarile.
Perché la conclusione resta una sola: come potrà sentirsi motivato ad edificare una casa colui che non solo non l’abiterà ma è stato scacciato ?
E questo punto interrogativo non può che partire dalle famiglie, anche se da sole non ce la fanno. Cooperare per il bene comune.
Benvenuta scuola, benvenuta settimana europea della mobilità sostenibile, ma soprattutto benvenuta Educazione.
Luigi Carlo Rocco
Exit mobile version