Segnate questa data. 31 Dicembre 2014: la popolazione residente a Bisceglie raggiunge 55.517 abitanti. Per dare un’idea, sempre in linea con precedenti anni di crescita della popolazione, dal 2001 la città era cresciuta di quasi 4.000 abitanti.
Poi è accaduto qualcosa. Non è qualcosa che si è mossa tutta insieme, è stato uno slittamento, uno stillicidio, è un vuoto che è comparso poco a poco.
31 dicembre 2024, dieci anni dopo, questa lenta e costante erosione ha portato a 53.404 abitanti ed oggi siamo scesi ancora. Quasi 2.500 residenti in meno!
Si fanno meno figli, qualcuno dirà, come se questo non fosse esso stesso un problema, ma il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, non ci solleverà da una domanda ancora più inquietante, atteso che in dieci anni, in questo caso, il saldo negativo si è aggirato intorno alle 1000 unità, e il resto?
Non ci ha tirato su neanche il saldo migratorio con l’estero , che si mantiene su livelli contenuti e costanti, nessuna invasione per intenderci. Costante rimane il numero di iscrizioni da altri Comuni, anche se si è decisamente quasi dimezzato rispetto al picco del 2003 quando si aggiunsero 852 nuovi residenti provenienti da altre città.
La gravità di quanto accaduto in questi anni è stata con i giovani: sono andati e stanno andando via ( per motivi di studio o di lavoro o per ragioni di qualità della vita ), specie con un livello di istruzione superiore, ma non solo.
E non ci consoli che analoga situazione sia presente nella Provincia Barletta Andria Trani, diventata operativa sulla carta nel 2009 e che ora, ci dicono, voglia dare dei segnali di vita. Chiamiamo le cose con il loro nome: questa si chiama emigrazione.
E la situazione registrata oggi a Bisceglie è quella di una drammatica contrazione dei giovani. I numeri sono impietosi : la fascia d’età dei giovani tra i 20 e i 29 anni rappresenta solo circa il 10,7-10,8% della popolazione totale. Parliamo della fascia di età che dovrebbe sorreggere tutta la piramide.
Lontani da una provincia che non c’era e lontani da Bari che non è apparsa, ieri come oggi, mai seriamente volere interessarsi di questo pezzo di terra e di città, una storia che arriva da lontano.
Eppure i numeri e i segnali d’alert c’erano e ci sono stati tutti. I dati più allarmanti sono arrivati dal Sole 24 ore dove è emerso che dal monitoraggio dei dati demografici ed economici questa provincia era in fondo alla classifica, con una condizione giovanile posizionata al 105° posto su 107 provincie italiane. Dei venti parametri individuati, gli unici su cui ci siamo ben difesi erano il tasso di nuzialità, palestre e qualche impianto sportivo, recentemente interventi di adeguamento delle strutture scolastiche, e una qualche offerta ricreativa, pizza e birra comprese .
Il resto è stato un elenco impietoso di cose che non vanno e da fare: disoccupazione giovanile, basso tasso di istruzione superiore, dispersione scolastica, povertà educativa, aumento del disagio psicologico specie nella fascia più giovane, iperconnessione digitale, carenza di luoghi di aggregazione sani, emergenza abitativa, retribuzioni annue medie e contratti stabili, tasso di registrazione di imprese giovanili, tasso di fecondità, indicatori relazionali, entrate a supporto dell’autonomia abitativa, spazi verdi urbani e fruibilità, spettacoli e partecipazione culturale, servizi di prossimità raggiungibili, ecosistema urbano, reati e sicurezza percepita, mobilità sostenibile, Università e formazione post-diploma, cause civili nei Tribunali e litigiosità. E per concludere con una scarsa rappresentanza politica per numero di Amministratori Comunali sotto i 40 anni.
Tutto questo, e nonostante la presenza e il supporto di un valido terzo settore ed associazioni culturali, che spesso hanno svolto una funzione sussidiaria.
Con questo non si vuol essere completamente ingenerosi e dire che non ci siano stati interventi, iniziative e manifestazioni degne di nota, ma tutte hanno avuto un carattere di occasionalità, soprattutto concentrate nel periodo estivo e con la tanto decantata destagionalizzazione ancora al palo. I nodi non sono stati affrontati, non abbiamo fatto sistema, come si dice.
A questo si aggiunge, ma è una conseguenza delle cose: ogni giorno viene meno un pezzo, quel negozio che non c’è più, quell’azienda che chiude, chi va in cassaintegrazione, chi porta via le insegne, gli operai che per non essere licenziati accettano di ridursi il lavoro e lo stipendio, quei giovani a cui offrono per lavorare un salario che non consente di mettere su famiglia, quei prodotti senza marchio e senza fabbrica, le buste della spesa sempre più vuote, persino qualcuno che dorme in macchina.
E lasciatemi concludere, mentre si addensano nuvole sulle sorti del nostro Ospedale Civile, e in qualche caso, per una città che è sempre stata accogliente, talvolta è apparso che siano stati anteposti gli interessi degli altri rispetto ai bisogni e alle esigenze dei cittadini, con una considerazione: di fronte alla natura e alla pesantezza di molte questioni, la politica (tutta) non sembra aver dato il meglio di sé . Non credo che Bisceglie debba essere considerata solo un luogo di transito, mentre tanti ragazzi aspettano risposte che tardano ad arrivare.
Luigi Carlo Rocco.

