
Francesco Boccia scrisse addirittura una prefazione, curandone la pubblicazione, al piano Juncker, dal titolo “Un piano di investimenti per l’Europa” nel maggio 2015, con il simbolo dell’euro ben evidente sul frontespizio della pubblicazione.
Dopo circa tre anni si riscopre oggi “grillino” e difensore del governo Conte, in completa distonia rispetto agli altri sei candidati alla segreteria nazionale, che mantengono rigorose posizioni europeiste e anti populiste.
Ragione per cui quella bassa percentuale venuta fuori da quel sondaggio che Boccia contesta, in realtà viziato anche dal fatto che i candidati potrebbero non essere tutti quelli sottoposti ad intervista, potrebbe essere frutto di quella pancia del PD che non apprezza il camaleontismo politico, forse anche provocatoriamente enfatizzato dallo stesso Boccia con l’assunzione in un così breve lasso di tempo di posizioni politiche che, a volte, sembrano apparire anche in contraddizione tra loro.
