Da qualche mese e per diversi ragioni, l’opinione pubblica ha puntato gli occhi su Lama di Macina. Lo ha fatto per constatare lo stato desolante delle attività produttive per una zona industriale che esiste solo come localizzazione ma non come presenza di imprese, e lo ha fatto anche per annose questioni ambientali.
A ridosso del confine con il territorio di Molfetta, Lama di Macina è una delle zone maggiormente indiziate per il preoccupante fenomeno del rogo di rifiuti. Di recente anche l’ex sindaco Spina ha segnalato un incendio nell’area documentato da un video.
Ma le questioni ambientali non riguardano solo i rifiuti bruciati. A Lama di Macina c’è il depuratore e l’impianto è fiancheggiato da vasche di raccolta delle acque reflue e dei fanghi. Nel recente progetto di potenziamento del depuratore e con l’inaugurazione dei lavori avvenuta più di tre anni fa, era prevista la copertura di quelle vasche e soprattutto la loro attivazione per il riutilizzo in agricoltura delle acque depurate.
Ma l’invaso che si può scorgere dal manto stradale della cosiddetta “nuova zona industriale” di Bisceglie risulta incompiuto e abbandonato all’interno di un terreno -la classica beffa che si aggiunge al danno- per buona parte incolto.
Lo ha segnalato l’amico Roberto Rigante dal suo profilo Facebook dove ha buone ragioni per chiedere agli amministratori della città «a cosa è servito spendere soldi pubblici per quell’invaso che, si disse, avrebbe aiutato l’agricoltura locale raccogliendo le acque piovane etc etc. Ogni euro prelevato dalle tasche degli italiani onesti e mal speso equivale per me ad un euro rubato a chi è in difficoltà e dallo Stato e dalle istituzioni si aspetta concretezza».
A proposito di altre questioni ambientali legate a Lama di Macina, alcuni mesi fa anche il Movimento 5 Stelle ne parlò quando segnalò lo sversamento a causa delle copiose piogge di quei giorni da canale che convoglia le acque reflue provenienti dal depuratore di Corato per condurle nel punto di immissione in mare in località Cala Pantano. Canale probabilmente occultato da rifiuti abbandonati. Un cerchio di inciviltà, incuria e danni all’ambiente che tristemente si chiude.
