100 anni per “Nonna Zella”: tuttora legge, cuce e lavora all’uncinetto
Cento anni e non sentirli. Isabella Lacedonia, cononosciuta da tutti come nonna Zella, ha spento le simboliche cento candeline, attorniata dall’affetto dei suoi sei figli, quindici nipoti, otto pronipoti e tantissimi amici.
I festeggiamenti si sono svolti, presso la sala EPASS, in Piazza Generale Carlo Alberto dalla Chiesa di Bisceglie.
Anche il Sindaco Angelantonio Angarano, ha voluto farle gli auguri, come da tradizione, insieme a Don Michele Barbaro, Parroco della Chiesa Santa Maria Madre di Misericordia, che le ha impartito la benedizione.
Nonna Zella e’ una donna molto fortunata, non solo per l’invidiabile traguardo raggiunto, ma anche per avere accanto una grande famiglia unita.
A festeggiare la ricorrenza, c’erano anche i figli, Maria, Antonia, Lucrezia, Angela, Carlo e Natale, nati dal felice matrimonio con Sergio Porcelli, pescatore.
Pur di stare accanto alla loro mamma, per il lieto evento, i suoi figli sono giunti da Milano, Monza e persino dallo stato del Massachusetts vicino Boston ( Stati Uniti).
Isabella Lacedonia e’ nata il 27 Marzo del 1919 a Bisceglie, da una famiglia numerosa, formata da cinque sorelle e due fratelli, anche suo padre come il marito, era un pescatore.
La simpatica centenaria e’ molto popolare nel quartiere dove vive, noto un tempo, per la presenza di una vecchia ghiacciaia. I vicini le vogliono bene, e le dimostrano quotidianamente il loro affetto. Anche il proprietario del bar della zona, le offre spesso caffe’ e pasticcini.
Da giovane ha sempre lavorato come sarta. Oggi l’arzilla Isabella, nonostante l’età, è autosufficiente, legge e cuce senza occhiali, lavora all’uncinetto, realizzando presine e copertine.
Le chiedo alcuni ricordi del suo passato, mi risponde affettuosamente: “Figlia mia, la vita che ho vissuto e’ stata piena di gioie e di dolori”.
Mi ha raccontato i brutti periodi trascorsi durante la guerra, quando la sirena suonava tre volte, c’era il coprifuoco, tutti dovevano scappare per raggiungere il rifugio. Lei cosi’ come altri, aveva sempre la borsa pronta per andar via, all’ interno non mancava il latte per i suoi bambini.
«La guerra e’ stata davvero spaventosa, ha spiegato nonna Zella, sembrava non dovesse finire mai. Il cibo era scarso e veniva razionato, lo si poteva comprare attraverso il contrabbando, per chi aveva possibilità economiche».
«Un tempo – ha spiegato -, nelle case non vi era l’ acqua, ed era necessario raggiungere la fontana per riempire le brocche, e in mancanza dei comodi elettrodomestici di oggi, fare il bucato richiedeva più’ tempo, e veniva fatto a mano in una grande tinozza».
Siamo felici di aver conosciuto questa donna straordinaria, tanto dolce, che ha potuto raccogliere il frutto dei suoi sacrifici, festeggiando con la sua famiglia e i suoi concittadini, il suo centesimo compleanno.
Tantissimi auguri, nonna Zella.
Antonella Salerno