Riapre il “Diviinæ”, Silvestris: «Il vero vincitore è “Don Vito”»

Una lunga lettera aperta, girata a mezzo social dall’ex europarlamentare Sergio Silvestris a “Don” Vito Mastrogiacomo, sta facendo in queste ore il giro del web. Una sorta di ringraziamento per l’immagine che il padre della più famosa discoteca del sud Italia degli anni ’90 ha regalato a Bisceglie e all’intera cittadinanza.

«Se c’è qualcuno che stasera ha da festeggiare più degli altri, questo è certamente Vito Mastrogiacomo. Anzi, “Don” Vito. Perché la riapertura del Divinae Follie, o di comunque si chiami quella grande discoteca tra Bisceglie e Trani, è un’altra conferma della sua incredibile lungimiranza.
Quando ero parlamentare europeo mi capitava di incontrare amministratori o rappresentanti istituzionali in visita a Bruxelles. E quando dicevo di essere pugliese di Bisceglie, mi sentivo rispondete “divinae follie“. Ed erano in parecchi a chiedermi: “come sta Don Vito”?
Sì, perché “Don” Vito lo conoscevano tutti coloro – e sono stati tantissimi negli anni – che hanno lavorato a vario titolo al divinae. Gente che in tutto il sud si occupava di promuovere la discoteca, reclutare clienti, gestire biglietterie e prevendite, organizzare i pullman che, come in un pellegrinaggio laico, portavano ogni settimana migliaia di giovani meridionali a divertirsi a Bisceglie. “Don” Vito era il genio e la mente di una grande organizzazione. Ed ha allevato centinaia di professionisti ed imprenditori della ristorazione, della ricettività e del divertimento, che una volta imparato il mestiere lo hanno messo in pratica nelle loro attività, molte delle quali di successo.
Di “Don” Vito Mastrogiacomo si raccontano storie e leggende. Viste, sentite o riferite. Alcune vere ma tutte certamente verosimili. Come quella che, a notte fonda, lo voleva a cambiare diversi milioni di vecchie lire in monete di carta di piccolo taglio, per poi lanciarle dall’alto sulla pista da ballo. Perché – spiegava – i ragazzi, conquistata una mille lire piovuta dal cielo, ne avrebbero spese almeno cinque al bar. Il guadagno su quelle consumazioni tardive, quando i bar della discoteca erano ormai in stanca, superava di gran lunga l’investimento delle monete lanciate dal cielo.
Perché “Don” Vito era così. Vedeva lontano, era capace di trasformare in soldi qualsiasi idea, anche la più bizzarra. E con un fare poco incline all’ascolto, trasformava in prima persona ogni sua intuizione in pura azione.
Tutto il resto è storia nota, almeno a noi biscegliesi: il tramonto di una stagione, un modello di discoteca superato da altre diverse situazioni di divertimento, investimenti sbagliati in Croazia e una serie di eccessi che hanno travolto tutto e tutti. Senza comprendere che l’apice era stato toccato, e che forse occorreva capitalizzare gli investimenti già fatti, piuttosto che giocare al rilancio.
Ma una cosa è certa: nessuno merita la ingratitudine che è toccata a “don” Vito, dimenticato dai tanti che da lui hanno imparato il mestiere e ricevuto benefici. Da tutti, nessuno escluso. Finendo a percorrere ogni giorno chilometri a piedi, dopo aver sfoggiato auto di lusso. A bere acqua fresca in solitudine dopo aver offerto champagne a tanti ospiti commensali. E il resto, scusatemi, preferisco ometterlo.
Anche per questo stasera ha più diritto di festeggiare di chiunque altro. Perché una sua grande intuizione torna a risplendere dopo oltre trent’anni. Una discoteca costruita grazie al suo investimento, e al suo lavoro, torna ad aprire i battenti. Una struttura rimessa a nuovo con grande fatica da un imprenditore brillante come Roberto Maggialetti, si prepara ad eguagliare i fasti di un tempo. E perché in questa nostra città tanto intorpidita, finalmente stasera 170 ragazzi – tra barman, parcheggiatori, addetti alla security, dj, tecnici e operai – strapperanno una giornata di lavoro grazie ad una sua antica intuizione.
Con “don” Vito io non ci ho mai avuto a che fare. Non ho mai frequentato il divinae, salvo qualche sporadico gran galà. E non ho mai fatto nè il pr, nè il dj. Ma oggi gli ho mandato una bottiglia di buon spumante, perché dopo tante umiliazioni lui possa brindare a questo suo successo. E io con lui mi auguro che questa bella rinascita sia solo la prima di tante occasioni di ottimismo e di lavoro per la nostra cara città.
Cin cin a “don” Vito. Auguri a Bisceglie».

Sergio Silvestris

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