La mafia e gli attentati non vanno in quarantena.
A Foggia, nonostante il coprifuoco da Coronavirus, i clan non si fermano. Ecco l’ennesimo attentato esplosivo. Nei giorni scorsi, a farne le spese la residenza per anziani “Il sorriso di Stefano”, proprietà di due testimoni di giustizia vittime degli strozzini mafiosi che da decenni tengono sotto scacco la città.
La Questura di Foggia, nel 2015, forniva un dato allarmante: 8 commercianti su 10 pagavano il pizzo.
Nel 2017, il CSM affermava che ormai erano i commercianti a iniziar a cercare la Società foggiana per prevenire le minacce e richiedere la protezione.
Eppure, negli ultimi mesi, i cittadini foggiani stanno alzando la testa, iniziano a denunciare, si stringono attorno ad iniziative di legalità.
Quest’emergenza sanitaria rischia di estendere il radicamento e la morsa delle mafie sulle nostre città. Servono istituzioni forti, politici accorti e irreprensibili che diano risposte concrete ed equilibrate al disagio sociale e alla crisi economica alle porte. È questo il momento di spazzare via le zone grige, i mondi di mezzo in cui sguazzano avvoltoi mafiosi, istituzioni colluse, politici vigliacchi.
La saracinesca dilaniata dei testimoni di giustizia di Foggia , mi ha fatto ricordare quel che scrivevo su Altamura e le vicende giudiziarie contro la mafia murgiana nel 2016; vicende denunciate dal testimone di giustizia, vittima di estorsione, Francesco Dipalo. In quella vicenda, vi furono condanne per i mandanti militari e gli esecutori, ma la zona grigia ne uscì indenne.
Scrivevo su Mediapolitika Settimanale On Line:
“Ad Altamura e in tutta la Puglia – da Foggia ad Andria, passando per Bari e giù fino al Salento – il mondo di mezzo è ancora qualcosa di indefinito. La zona grigia del rapporto fra mafie, politica e imprenditoria è ancora inesplorata. Questa storia dei processi alla mafia murgiana ci lascia la sensazione amara dell’incompiutezza: anni e anni di condanne, è vero! Ma ad Altamura e nei principali centri urbani dell’entroterra pugliese e della costa continuano a far saltare in aria le sale gioco, a smerciare la droga nei centri storici, a smaltire illecitamente i rifiuti (e l’incidenza tumorale cresce di anno in anno), a intimidire con il pizzo i commercianti. A cercare la politica e il voto di scambio! Quale politica? Ancora non è dato saperlo. O meglio: se pensiamo di scovare la politica collusa e connivente nelle sentenze dei processi, non riusciremo a trovarla.
Proviamo almeno a cercarla e riconoscerla nelle nostre coscienze al momento del voto”.
Oggi, più che mai, sull’orlo di una crisi che vedrà i clan tentare una scalata sempre più forte alla nostra economia e alle nostre istituzioni, tramite le minacce violente ed esplicite e mediante il più subdolo voto di scambio, l’unico ponte verso il futuro sono le nostre coscienze.
Pensiamo a Foggia, a chi denuncia, a chi non ci sta più a subire i colpi dei clan, a chi urla finalmente: le mafia non può vincere sempre!
(Foto: Maizzi / La Gazzetta del Mezzogiorno.it)
VINCENZO ARENA