La cultura a Bisceglie: questa sconosciuta

Un pensiero di Carlo Cattaneo ne “Il Progresso del Popolo” 81862), rende l’idea della battaglia che studiosi ed innamorati del tempo che fu e quindi della Cultura stanno conducendo per difendere e rivalutare l’immenso tesoro della Cultura.

Cattaneo dice: “….l’historia è una guerra dell’uomo … coll’ignoranza, in cui con assidue vittoria egli effettua il lento progresso della libertà”. Crassa è infatti l’ignoranza dei nostri Beni Culturali, della nostra Cultura che, conosciuti, ammirati, amati, costituirebbero un momento di verifica della propria maturazione critica, e sono documenti di un modo civile di vivere e comportarsi.

Lo scempio, l’abbandono, la distruzione di questi Beni e della Cultura dipendono dal fatto che non ci si convince che  sono“segni”, “significati” della nostra storia. Il territorio, nel suo sviluppo dinamico, conserva sovrapposti i segni del tempo che tutto travolge e consuma, ma permette di cogliere e decifrare l’evolversi della “facies” del nobilissimo sentire.

Salutiamo dunque con profonda commozione ed entusiasmo chi si impegna nella Cultura, nella Storia del passato che non è solo erudizione, filologia, curiosità, dilettantismo ed accademia; ma come scrisse Giuseppe Galasso riportando riportando un pensiero di Alberto Talenti, “la Cultura, la Storia del passato ci tocca in quanto ci spingono verso di esse”.

Ed in questa visione che si inserisce il lavoro di ricercatori e di innamorati della Cultura che dimostrano un amore verso le varie discipline che si snodano attraverso i sentieri fantastici della propedeutica storica: euristica, paleografia, epigrafia, cronologia, poesia, letteratura, storia del luogo natio.

Viene alla nostra mente ed al cuore “la carità del natio loco” (Dante, Inf., C. XIV, V. 1); ed il saluto del Petrarca dall’alto del Gebenna: “Ti saluto, Terra cara a Dio: santissima terra ti saluto” (G. Carducci, presso la tomba di Francesco Petrarca); o di Ugo Foscolo: “E sol da lunge i miei tetti saluto” (In morte del fratello Giovanni); ed il “Dolce paese onde portai conforme l’abito fiero e lo sdegno canto” (G. Carducci, Traversando la Maremma toscana); ed il mio sospiro, quando vidi Bisceglie per la prima volta quarantotto anni fa: “Questa è una Città molto cara”; ed il melanconico canto di Tom Jones: “Green, green gras of home. The old home town looks the same as I step Down from the train (Verde, verde erba di Casa. La vecchia casa sembra la stessa mentre scendo dal treno).

 

Con tanta ardenza di cuore. Il Sole, dopo essersi disperso il branco di Proci che la deturpano, risplenderà sempre su questa Città antica, che mai sarà quel buco nero “là dover muoiono le Stelle”.

 

PASQUALE STIPO

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