Goletta Verde,14 impianti depurazione Puglia irregolari. Campionato anche impianto Bisceglie

Sono 34 gli impianti di depurazione che nel 2019 sono risultati non conformi alla direttiva comunitaria relativa trattamento delle acque reflue urbane. È quanto ha reso noto, nel corso di una conferenza stampa che si e’ svolta a Bari, Legambiente Puglia illustrando i dati sullo stato di salute dei 185 depuratori pugliesi e sul monitoraggio delle foci fluviali e degli scarichi in battigia svolto da Arpa Puglia e Guardia costiera – direzione Marittima di Bari. Dei 185 impianti di depurazione in esercizio a servizio degli agglomerati pugliesi, 181 sono gestiti da Acquedotto pugliese mentre 4 direttamente dai comuni e sono Biccari, Lesina Marina, Sannicandro Garganico-Torre Mileto e Volturara Appula. Dei 34 impianti non conformi al provvedimento comunitario, 5 erano interessati da lavori in corso “plausibile un decremento dell’efficienza depurativa”, spiega l’associazione ambientalista. Su 5 dei restanti 29 sono stati programmati interventi di adeguamento/potenziamento e gli stessi risultano in corso di progettazione, uno sara’ dismesso mentre un altro e’ stato dismesso nel luglio dell’anno scorso. I restanti 22 saranno sottoposti a manutenzione straordinaria in attesa di definire la copertura finanziaria per gli interventi di adeguamento e/o potenziamento. Nel caso degli impianti di Molfetta, Bisceglie e Lucera A “i fuori limite sono riconducili a una fase di avvio all’esercizio di nuove opere realizzate nell’ambito di interventi conclusi nel 2018”, mentre per due impianti – Stornara e Ordona – si e’ rilevato un solo superamento riconducibile all’arrivo di uno scarico anomalo. Tra i fattori che possono penalizzare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali come acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia. Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo sono 2 e si trovano a Lesina Marina e Manduria Vecchio. L’impianto di Casamassima vecchio, che fino al 2018 recapitava nel sottosuolo, e’ stato dismesso a luglio 2019 con contestuale attivazione dell’impianto di Casamassima nuovo.

Nel 2019, i quantitativi di fango di depurazione prodotti sono stati cosi’ conferiti: l’81% in impianti di compostaggio fuori Regione o all’interno del territorio pugliese e il 19% in discarica. Non sono stati conferiti fanghi in agricoltura. In Puglia, nel 2019 sono 9 gli impianti (Acquaviva delle Fonti, Casarano, Corsano, Gallipoli, Ostuni, Fasano, Noci, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli) che possono restituire un refluo idoneo al riutilizzo. “Si conferma l’impegno e la visione strategica di Arpa Puglia sui temi del mare e sulla qualità delle acque in generale in Puglia – ha sottolineato Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia – Questa visione plasticamente concentrata nella sede del Centro regionale Mare di Bari, si concretizza non solo per l’impegno e la qualità tecnico scientifica delle attività, ma anche per la strategia istituzionale nella difesa e nella tutela di un capitale naturale fondamentale per la Puglia”. “Sulla chiusura del ciclo di tutela delle acque – ha detto Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – la nostra regione continua a fare passi in avanti. Scendono a due i depuratori che scaricano nel sottosuolo, diminuiscono gli agglomerati urbani sottoposti a procedura di infrazione e procedono gli interventi infrastrutturali di potenziamento della capacità di trattamento e abbattimento delle emissioni odorigene sugli impianti non conformi alla direttiva europea sulla depurazione”. “Chiediamo alla Regione Puglia – ha concluso Tarantini – di continuare a lavorare per il massimo utilizzo delle acque reflue depurate e affinate in agricoltura, ma soprattutto di puntare a ridurre la produzione dei fanghi di depurazione che continuano a essere conferiti in impianti di compostaggio fuori regione”.

 

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