15 su 23 uomini di partito, nessun pugliese, molti del nord: nasce il Governo Draghi

La comunicazione del Quirinale -alle 19 Mario Draghi salirà Colle- arriva alle 18, dopo un’altra giornata trascorsa nel silenzio del premier incaricato, con il ‘where is Mario?’ ormai diventata la domanda d’obbligo dopo Francoforte anche a Roma. E a cose fatte, dopo aver elencato le sue scelte dal leggìo della Presidenza della Repubblica, il leader della Lega Matteo Salvini confida: “Mi ha chiamato solo 10 minuti prima di salire al Quirinale”.

Ma la squadra, a dispetto di quanto si immaginasse, ha una componente politica forte, determinante: in una squadra di 23 ministri, 15 arrivano dai partiti, i rimanenti otto sono tecnici. Con una delusione nella composizione: le donne restano in minoranza, sono solo 8, appena il 35% della squadra. L’imbarazzo è soprattutto dei dem, tanto che il segretario Nicola Zingaretti è costretto a intervenire: nemmeno una nel gabinetto dell’ex numero uno della Bce.

Quanto agli equilibri di una variegata maggioranza, ‘Super Mario’ tenta di trovare la quadra: 4 M5S, 3 Pd, 3 Lega, 3 Fi, 1 Leu e 1 Iv. Ma ad incassare i ministeri più pesanti sono dem e Lega. La delusione si fa spazio tra i 5 Stelle, anche per un ministero della Transizione ecologica che non accorpa Ambiente a Mise come chiesto dai grillini. E crea scompiglio la presenza considerata eccessiva di Lega e Forza Italia.

Ma vediamo la composizione. Nella squadra Draghi entrano 4 ministri pentastellati e sono tutte riconferme (anche se in alcuni casi in ruoli diversi) del Conte 2: Federico D’Incà torna ai Rapporti con il Parlamento e Luigi Di Maio viene confermato alla Farnesina. Mentre Stefano Patuanelli ‘migra’ dal Mise all’Agricoltura e Fabiana Dadone dalla pubblica amministrazione alle Politiche giovanili.

Tre i ministri dem, due conferme con Lorenzo Guerini alla Difesa e Dario Franceschini alla Cultura (ma ‘perde’ il Turismo). New entry Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, come ministro del Lavoro. Tre anche i ministri in quota Lega: Giancarlo Giorgetti allo Sviluppo Economico, Erika Stefani al ministero per le politiche della disabilità e Massimo Garavaglia al Turismo. Anche per Forza Italia la delegazione è composta da tre ministri: Renato Brunetta alla Pubblica Amministrazione, Mara Carfagna al Sud e Maria Stella Gelmini agli Affari regionali. Leu vede confermato Roberto Speranza alla Salute. Per Italia Viva torna al governo Elena Bonetti nello stesso ruolo del Conte 2 ovvero Famiglia e Pari opportunità.

C’è poi la componente tecnica. Come prevedibile, il dicastero dell’Economia, che ha la regia del Recovery plan, viene affidato a Daniele Franco, fino a ieri direttore generale di Bankitalia e uomo di fiducia di Draghi. All’Interno viene confermata Luciana Lamorgese, alla Giustizia Marta Cartabia, ai Trasporti Enrico Giovannini. Mantiene lo spacchettamento del Miur, voluto da Giuseppe Conte, affidando l’Istruzione a Patrizio Bianchi e l’Università a Cristina Messa. Alla Transizione ecologica, il ministero chiesto a gran voce da Grillo, Roberto Cingolani, mentre Vittorio Colao, altro nome che ha fatto parte della task force dell’esecutivo precedente ritorna, da titolare dell’Innovazione tecnologica.

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