Una giornata della memoria, ma per ricordare gli errori del presente

La giornata della memoria (13 febbraio) per ricordare le vittime meridionali dell’unificazione d’Italia, approvata dal Consiglio Regionale pugliese, possiamo definirla il tormentone dell’estate 2017. E’ stata commentata, dopo la sua approvazione, da autorevoli firme che hanno fornito preziosi spunti di riflessione sulla questione e, soprattutto, pagine di storia sconosciute ai più.

Ecco, il problema principale rimane proprio questa ignoranza di “gregge” (termine in voga) in cui si vuole lasciare l’italiano medio, l’italiano della scuola dell’obbligo, ma anche degli istituti superiori, cui non si insegna la Storia intesa come notizie obiettive di avvenimenti accaduti in passato, ma a cui si forniscono ancora verità di comodo, secondo convenienze politiche.  Ed allora, dopo oltre 150 anni dall’unità d’Italia, non possiamo non domandarci: perché la Scuola non colma questa lacuna? Perché si continua ad insegnare ai ragazzi una storia romanzata di “liberazione” mai richiesta? Perché a scuola non si illustrano con obiettività i riflessi sullo sviluppo, anzi sull’arretratezza, del Sud delle misure protezionistiche in favore dell’industria del Nord adottate nel 1887?

Sicuramente Pino Aprile con il suo best seller “Terroni” del 2010 ha favorito la divulgazione di pagine scomode di storia conosciute fino a quel momento solo a un numero ristretto di studiosi ma la sua opera, come la “giornata della memoria”, non devono avere come fine ultimo né il piangerci addosso, né l’allargamento della frattura tra Nord e Sud, che non si riesce a ridurre, ma soltanto uno svelamento di verità utili a capire il presente e, possibilmente, a prendere iniziative necessarie per rendere omogenea la crescita del Paese.  

Chi ha criticato la giornata della memoria ci ha ricordato che abbiamo avuto numerosi pugliesi perseguitati, torturati e uccisi dai Borbone per il sol fatto di avere idee repubblicane e che la ricchezza monetaria del Regno delle due Sicilie non era sinonimo di floridezza e benessere, semmai di “politica economica orientata all’immobilismo” ma, oggi, a chi giova volgere lo sguardo al passato anziché progettare un futuro di reale unità d’Italia?  Sbaglia il Sud a cercare solidarietà tra le regioni meridionali nel ricordare le vittime dell’unificazione ma sbaglia anche il Nord (Lombardia e Veneto) nel promuovere un referendum sull’autonomia che può soltanto accentuare le distanze economiche, sociali, di sviluppo tra le regioni meridionali e settentrionali.

Viviamo un momento storico dominato dai populismi, in cui ogni proposta, ogni idea che nasce dai partiti, o dai suoi leader, appare senza prospettive future ma utile solo a raccattare consensi per l’immediato; avremmo invece bisogno di esaltare e rafforzare ciò che ci unisce, non ciò che ci divide. Avremmo bisogno si di una giornata della memoria ma per ricordarci degli errori che continuiamo a fare per dividere, spezzettare, frantumare lo spirito di unità, coesione, solidarietà che fanno davvero grande una nazione.

                                                                                                               Pasquale Consiglio

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