Un Paese al contrario

14 Gennaio 2018 0 Di ladiretta1993

In un Paese al contrario, dove l’assurdo e l’irrazionale spesso sono elevati a sistema, dove persistono ancora privilegi medioevali, dove gli sprechi trovano terreno fertile a dispetto di tutte le spending review, dove i cambi di casacca in politica non sono l’eccezione ma la regola, dove nascono e muoiono partiti con la velocità della luce, dove è più facile spiegare come si costruisce un ordigno nucleare che il meccanismo dell’ultima legge elettorale, dove nulla è più utile degli enti inutili, ebbene, in un Paese simile, comincio a pensare che senza queste stranezze l’Italia non potrebbe esistere.

Siamo un Paese con un’economia fondata sulle inefficienze. Grazie all’inefficienza in vasti settori dei servizi pubblici può nascere una florida attività privata.

Prendiamo ad esempio i trasporti pubblici, caratterizzati da mezzi spesso obsoleti, da corse che saltano, da ritardi che ne rendono dannoso l’utilizzo. Costringono all’uso del mezzo privato generando un giro d’affari incredibile: per i distributori di carburante, per i meccanici, per i gommisti, per i rivenditori di automobili, per i carrozzieri.

Altrettanto può dirsi per il settore della salute. Si prenota un’ecografia presso una struttura pubblica e l’appuntamento viene fissato a dodici mesi di distanza! Che deve fare il malcapitato? Rivolgersi ad una struttura privata! Come pure la regionalizzazione della sanità. Cos’ha provocato? Una disuguaglianza spaventosa nel livello qualitativo dell’erogazione dei servizi assistenziali  con conseguente aumento dei viaggi della speranza generalmente dal Sud al Nord. Un movimento migratorio che si riflette sulle inevitabili spese alberghiere che devono sostenere i familiari accompagnatori.

Lo stesso discorso può farsi per le carenze che spesso si riscontrano in alcune università del Sud. Anziché migliorare l’offerta culturale, si tagliano i fondi a vantaggio delle sedi più prestigiose favorendo l’esodo di molti ragazzi verso altri lidi. E su questi movimenti fiorisce il mercato degli affittacamere e dei luoghi di ristoro.

Per non parlare della necessità di ricorrere, durante il percorso scolastico, a lezioni private, rigorosamente retribuite in nero ovviamente, per sopperire a un insegnamento deficitario o incapace di adattarsi ai diversi gradi di apprendimento degli alunni.

Ma il campo in cui l’inefficienza pubblica genera il maggior giro d’affari rimane senza dubbio quello dei rapporti con la pubblica amministrazione. Grazie ad una burocrazia fondata su leggi e regolamenti spesso incomprensibili e contraddittori, su “passaggi” eccessivi e superflui (al punto da far nascere il sospetto che siano volutamente superflui), su “poteri discrezionali” determinanti attribuiti a singoli,  spesso è inevitabile ricorrere al sistema più in voga nel Belpaese per assicurarsi il buon esito della pratica: la corruzione! Una prassi che non ha mai conosciuto tempi di crisi e che contribuisce, non poco, al pari dell’attività delinquenziale, alla crescita del Pil nazionale.

Infine, non posso chiudere questa rapida carrellata sui “benefici” che le inefficienze apportano al sistema produttivo italico senza toccare il tema della giustizia. Non è credibile che la patria del diritto sia incapace di darsi norme adeguate per offrire una giustizia rapida ed efficiente. Se i processi durano decine di anni, se alle attese condanne per i rei spesso sopravviene la prescrizione, c’è da pensare che una “giustizia” così … iniqua sia voluta dagli addetti ai lavori. Grazie alle lungaggini dei nostri tribunali e all’elevatissimo numero di avvocati, attorno alla giustizia si sviluppa un giro d’affari gigantesco. Basti pensare che in Itali esercitano la professione forense ben 230.000 avvocati, a fronte dei 10.000 in Francia! A chi conviene modificare lo status quo?

Siamo così affezionati alle inefficienze per vivere e sopravvivere che stentiamo ad accettare le regole europee, soprattutto in materia economico e monetaria, che richiedono rigore e disciplina.

E invece, rimpiangiamo i tempi in cui con la lira potevamo accumulare debito pubblico all’infinito, cancellandolo periodicamente con la svalutazione della moneta (la tassa più odiosa che, facendo perdere potere d’acquisto alla moneta,  azzera i risparmi!). Ora l’Unione Europea ci chiede di essere seri, di fondare il nostro sviluppo sull’efficienza e sulla stabilità governativa che favoriscono gli investitori esteri e l’occupazione. Ma non siamo abituati, non sappiamo da dove cominciare. Ed allora … anziché rimboccarci le maniche e dare una svolta di serietà al Paese, preferiamo rimpiangere i tempi in cui il benessere apparente era la maschera di una realtà del tutto diversa.

Pasquale Consiglio