P.C.I. di Bisceglie sul decreto dignità e mancata reintroduzione dell’art. 18

Nella quasi totalità dei sui componenti, la Camera dei deputati ha respinto un emendamento al Decreto Dignità che mirava alla sacrosanta reintroduzione dell’art.18.

Nulla dunque è cambiato in un decreto criticato da tutte le organizzazioni sindacali, CGIL in primis (che ha bocciato il ritorno dei voucher definendo il provvedimento nel complesso “senza coraggio”) e difeso a quanto pare solo da qualche parlamentare locale, che lo ha sicuramente letto meglio di chiunque altro, anche di chi non si è reso conto della relazione accompagnatoria in cui si dava atto dei circa 80mila posti di lavoro che a causa del decreto si perdono nel giro di qualche anno.

La semplice constatazione dei costanti livelli record di disoccupazione e di precarietà dilagante (gli ultimi dati diffusi sono parecchio allarmanti) avrebbe invece dovuto aprire gli occhi ad una classe dirigente che si rifiuta di guardare in faccia la realtà: la costante distruzione dei diritti dei lavoratori non produce nessuna ripresa e nessun benessere per la collettività, ma garantisce solo profitti e privilegi di pochi.

Il governo del sedicente cambiamento, tradendo le promesse fatte in campagna elettorale solo pochi mesi fa, si allinea ad una politica decennale contro i diritti dei lavoratori e sposa le politiche di precarizzazione integrale del lavoro, di riduzione dei salari e di liberalizzazione del ricatto da parte delle imprese contro i lavoratori. Non ci sono dubbi: serve costruire l’opposizione vera a questo governo ma soprattutto a queste politiche, che uniscono trasversalmente i populisti del M5S, centrodestra e Pd.

Lo sviluppo e il benessere si crea se lo Stato investe, se assume, se aumentano i consumi, se i salari crescono insieme ai contratti di lavoro stabile. Se mancano tutte queste cose, come mancano ormai da un decennio, non potrà mai esserci nessun cambiamento.

 

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