Operazione “Tajine” su droga ed armi: assolto militare, altre condanne lievi (uno è di Bisceglie)

Operazione denominata «Tajine», da un nome tipico di un piatto marocchino. Un blitz che ha permesso di sgominare una banda italo-marocchina che operava tra il Marocco, la Calabria e il Salento, ultima tappa del viaggio della droga.

Il bottino frutto dei beni sequestrati al termine dell’operazione da parte degli uomini delel Forze Dell’Ordine è stato: 2 chili di cocaina, 20 di hashish, 2 di marijuana e diverse armi tra cui una carabina, un revolver, una pistola semiautomatica, un silenziatore, un fucile calibro 12 a canne mozze, 200 proiettili di vario calibro e 2 detonatori.

L’indagine, condotta dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Lecce, si era conclusa con l’esecuzione di 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 25 indagati.

Il gup Michele Toriello, al termine del giudizio abbreviato, ha condannato: Antonio Cosimo Drazza, 37enne di Copertino,  alla pena di 9 anni (il pubblico ministero Carmen Ruggiero aveva richiesto la pena di anni 20), ma è caduta l’accusa di “capo promotore”.

E ancora Giovanni De Mitri, 67enne di Lecce, che è stato condannato a 3 anni e 4 mesi (chiesti 15 anni). Abderrazak Hachouch, 49enne di origini marocchine, conosciuto da tutti come “Antonio” a 10 anni (invocati 20 anni),  Anche nei suoi confronti è caduta l’accusa di “capo promotore” ed è stato assolto per nove capi d’imputazione.

Giacomo Mastrapasqua, 43enne di Bisceglie, a 3 anni (chiesti 15 anni). Cosimo Albanese, 65enne di Veglie alla pena di 6 anni (12 anni). Condanna ad 1 anno ed 8 mesi per Salvatore Cagnazzo, 44enne di Leverano (chiesti 12 anni). 2 anni per Abdelkhalek Antra, chiamato da tutti “Hmida”, 44enne marocchino (12 anni).

Il gip Toriello ha assolto pienamente Francesco Vantaggiato, 31enne di Nardò, (il pm aveva chiesto 6 anni di reclusione). Per l’uomo, militare dell’esercito che era stato sospeso dal servizio, è stata revocata la misura cautelare.

La sentenza del giudice ha dunque ridimensionato le accuse, poiché è caduta l’accusa più grave di associazione a delinquere, per la quale erano state formulate richieste di condanna molto pesanti.

Gli imputati sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”, in relazione a molti capi d’imputazione.

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