La Caritas forma i suoi volontari

Organizzato dal coordinatore della Caritas cittadina, dott. Sergio Ruggieri, è partito mercoledì 31 ottobre il corso di formazione per i volontari Caritas di Bisceglie che è stato così presentato: “una maniera per condividere un itinerario di crescita alla scuola di Gesù e  di approfondimento della sua parola per aiutare tutti a camminare insieme ed avvicinarsi allo spirito del Vangelo”.

Tutte le parrocchie hanno aderito ed un centinaio di persone (in maggioranza donne a testimoniare la generosità delle biscegliesi di dedicare parte del loro tempo al servizio degli altri) ha ascoltato in religioso silenzio le parole di S.E. l’arcivescovo Leonardo D’Ascenzo, invitato ad aprire, con le sue riflessioni, il corso che  proseguirà a cadenza bimestrale. All’incontro è seguita un’agape fraterna (una cena condivisa).

E la sua “lectio”, esposta con un eloquio semplice ed accessibile a tutti, ha lasciato un segno tangibile in quanti l’hanno ascoltato: ne sono state dimostrazione gli interventi con richiesta di maggiore approfondimento alla fine della conversazione ma anche i giudizi positivi e le mille riflessioni su cui gli stessi volontari si sono ripromessi di meditare.

Mons. D’Ascenzo è partito dall’analisi del racconto  evangelico della guarigione del cieco Mc 10, 42-56; per ogni aspetto esaminato ha operato un parallelismo con l’attività degli operatori Caritas. “Tornare sullo stesso testo più volte, meditando sulle parole della Scrittura, non è tempo perso ma aiuta ad accostarci a Dio non solo con mente, ragione ed intelletto per interpretare il senso letterale del testo, ma anche attivare la dimensione del cuore ed il  proprio comportamento, coinvolgendo tutto se stesso nel comprendere l’altro” sono state le parole-premessa alla lettura del testo evangelico.

Bartimeo, figlio di Onorato ma privo di onori,  vive seduto per terra, emarginato lungo la strada, costretto a mendicare in condizione pietosa, chiede di aver pietà e grida ancor più forte nonostante tentino di zittirlo; Bartimeo si alza e senza indugio risponde alla chiamata di Gesù gettando a terra il mantello, unica sua ricchezza e coperta per la notte perciò inalienabile per il povero, si spoglia di tutto ciò che poteva intralciare il suo cammino verso Gesù e gli chiede  di ridargli la vista  esponendo pubblicamente ciò che desidera e da cui vuole essere liberato.

Gesù è sempre attento a ogni singolo uomo o donna che incontra, sempre capace di comunicare “in situazione”, si accorge di ciò che Bartimeo sta vivendo. Per questo gli dice: “Va’”, lo invita cioè a mettersi in cammino, senza chiedergli nulla.

Alla libertà di chi entra in relazione con lui, Gesù risponde potenziando quella stessa libertà. Gesù ha la  capacità di cogliere e di far emergere nelle persone la fede-fiducia che le anima: fede-fiducia nella vita, negli altri, prima ancora che in Dio. Gesù fa emergere la fede già presente nell’altro attraverso la sua presenza di uomo affidabile e ospitale, che non dice di essere lui a guarire e a salvare, ma la fede di chi a lui si rivolge.

Ed è questo l’atteggiamento che deve caratterizzare l’operatore Caritas: la capacità di aprire gli occhi e, superando la situazione di buio e di tenebra, come può essere quando si cerca solo l’onore o il potere, porsi in ascolto dell’altro; non diventare ostacolo per chi chiede aiuto, ma dare voce alla miriade di persone che ogni giorno nella nostra società, si trovano nel bisogno e, come Gesù con Bartimeo, iniziare a dare “coraggio”, ad infondere forza e speranza senza fare proselitismo, ma lasciando agli altri la loro libertà.

Chi si rivolge alla Caritas è oppresso dal bisogno; Mons. D’Ascenzo ha ben sottolineato la differenza tra povertà e miseria:. Si è miseri quando si perde la speranza di poter cambiare, quando si pensa di essere ormai condannati a vivere ai margini di una società che produce sempre più “scarti”. La marginalità è non avere nessuno che ci stima. E non stimarsi, ossia non avere la stima di sé. Incontrare la sofferenza delle persone, sempre più disperate e isolate, significa dunque restituire la speranza e l’appartenenza.

Nei commenti dopo la lectio, da tutti giudicata interessante soprattutto perché le parole incisive sono state ascoltate e recepite da tutti gli operatori, molti hanno sottolineato che l’operatore Caritas, come Gesù, deve avere a cuore il misero, accoglierlo con un sorriso, con gentilezza offrendo aiuto spirituale. Come Bartimeo, liberato dalla cecità, si mette alla sequela di Gesù, così l’operatore Caritas, è un cristiano in cammino ed in crescita per cui sono necessari questi momenti di formazione, di condivisione di riflessioni per superare le nostre cecità aprendo gli occhi del cuore.

Ma tanti sono i dubbi che in molti sono sorti sulle effettive motivazioni del proprio operato. Se, come affermato dall’Arcivescovo, ogni nostra azione è mossa dal desiderio di gratificazione personale, dalla conferma del proprio io, dall’annuncio di valori e dalla sperimentazione degli stessi nel passare dalle tenebre alla luce, quanto incide ciascun “motore” nell’agire  dell’operatore  Caritas? Sono queste le riflessioni su cui molti mediteranno e che potrebbero essere argomento di approfondimento nei prossimi incontri affinchè, come Bartimeo anche noi, qui e ora, possiamo  passare dall’immobilità al metterci in cammino, dall’emarginazione alla comunione, dalla cecità alla sequela.

 

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