Il generale Preziosa a capo dell’Agenzia Spaziale Italiana? Un settore da 1,6 miliardi di euro

Voci autorevoli e insistenti indicano come prossimo direttore generale dell’Agenzia Spaziale Italiana, il generale Pasquale Preziosa, biscegliese.

La nomina dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, a seguito della revoca da parte del governo dell’incarico allo scienziato Roberto Battiston.

“Uno scienziato dai solidi trascorsi cui potrebbe subentrare, nella corsa alla successione già partita, una figura di estrazione completamente diversa”, scrive Il Sole 24Ore che poi conferma le voci sul generale Preziosa.

“Per il ruolo di presidente dell’Agenzia, infatti, il governo sarebbe intenzionato a puntare su un generale, Pasquale Preziosa, pugliese, già capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare -scrive il quotidiano economico-. Una scelta di rottura rispetto alla linea battuta finora e che ha privilegiato un profilo differente per la guida dell’ente, snodo strategico di un settore, quello della space economy, che oggi vale 1,6 miliardi e che è cresciuto moltissimo negli ultimi anni sotto l’impulso dell’Asi guidata da Battiston.

Un segmento del Made in Italy in gran forma, dunque, caratterizzato per l’80% da piccole e medie imprese, con la fetta principale di occupati e fatturato concentrata però soprattutto nelle grandi aziende (dove il gruppo Leonardo fa la parte del leone, anche grazie alle sue joint venture Telespazio e Thales Alenia Space). E che, come detto, nel periodo 2014-2016, ha conosciuto una crescita costante: in tre anni, l’incremento occupazionale è stato del 3 per cento, con quasi 6300 lavoratori specializzati. E sono aumentate in modo rilevante anche le Pmi impegnate nel comparto, passate da 476 a 578.

Anche in termini di contributo apportato ai programmi oltreconfine, l’Italia ha poi fatto segnare numeri da primato. Nell’ambito dei programmi della Commissione europea, nel periodo 2014-2017 (dati di medio-termine della programmazione 2014-2020), il paese ha ottenuto infatti un sovra-ritorno di 276 milioni di euro: considerando che la contribuzione ai piani di Bruxelles è stata di circa il 12,48 per cento, il sistema spaziale italiano ha ricevuto indietro un 16,4%, mettendo in sostanza a segno un più 4 per cento. E anche rispetto all’asse con l’Agenzia spaziale europea – di cui, come detto, l’Italia è il terzo contributore con 2 miliardi di euro investiti tra il 2014 e il 2017 -, i riverberi sono stati altrettanto positivi, con un ritorno di 170 milioni di euro nel triennio per il sistema-paese. In sostanza, per ogni euro investito, il beneficio è stato di 1,12 a fronte, per esempio, dell’1,03 della Spagna o dello 0,98 della Germania. Una eredità non da poco, dunque, con cui il successore di Battiston sarà chiamato a misurarsi”.

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