Anche quest’anno il pranzo di Natale della Caritas. Una tradizione solidale

25 dicembre 2018. E’ stato all’insegna delle tre “G”, “generosità”,  “gioventù” e  “gioia”, il Pranzo di Natale della Caritas 2018. La generosità è stata mostrata innanzitutto dalla famiglia Mastototaro che, per il quinto anno consecutivo, ha messo a disposizione gli accoglienti locali delle “Vecchie Segherie” addobbate per il pranzo, ma ha provveduto anche agli antipasti; i primi sono stati preparati ed offerti dai ristoranti Salsello, Beverly, dalla Residenza per la terza età Villa S. Caterina, dalla R.S.S.A Villa Frisari e da Picnic La Locanda ( un primo al forno per i fratelli mussulmani). I secondi sono stati forniti da Casal S. Nicola (carne) e Nicotel (pesce). In quest’ultimo periodo molte sono state le donazioni di Associazioni: “Don Pieino Arcieri, servo per amore”,Unitre, Anteas, dell’ Azienda “Di Vella” e di privati.

Tanta abbondanza ha permesso di soddisfare la golosità dei circa trecento commensali intervenuti, tra “ospiti” e “volontari”; è stato necessario aggiungere tavoli anche per la presenza di ospiti provenienti dal CAS del Castello e dallo SPRAR di Villa San Giuseppe. Alcuni ospiti  hanno preso il cibo da asporto e consumato a casa. E tutti, a fine pranzo,  hanno portato via , in vaschette monodose, il cibo e le bevande non consumati: niente deve andare sprecato!

Tra gli ospiti molte le famiglie con bambini, che quotidianamente vengono aiutate dalle Caritas parrocchiali e da loro invitate, ma anche persone che, per diverse ragioni (che, almeno in quest’occasione non citiamo perché a tutti note), non hanno la possibilità di vivere il pranzo di Natale come momento speciale di convivialità o sono senza affetti.

E la seconda “G” di quest’anno, la “gioventù”, la troviamo soprattutto tra i volontari: ai “caritastevoli”, cioè gli storici volontari che da numerosi anni operano tutti i giorni ed anche durante il pranzo di Natale, si sono aggiunti tanti giovani in maggioranza l di fuori del circuito Caritas.

Isa Gangai, alla sua decima esperienza in questa azione benefica,  è rimasta favorevolmente sorpresa dall’efficienza, dalla velocità a livello dei migliori catering, e soprattutto dalla “gioia” (la terza “G”) che essi hanno mostrato: “Ci hanno ringraziato per l’esperienza ed hanno promesso di volerla ripetere”. Molti giovani si sono presentati dopo aver letto l’invito sui giornali locali, perciò è stato effettuato un incontro di formazione ed organizzazione: ottima l’intesa tra tutti in vero spirito fraterno.

Anche la trentaduenne ricercatrice universitaria Antonella Amoruso, alla sua quarta esperienza, ha notato come la giovane età dei nuovi volontari ha reso più vivace la festa: “ E’ stata una condivisione continua: a pranzo si sono seduti insieme agli ospiti, ma poi hanno guidato le danze ed i canti che, grazie all’animazione di Antonello Papagni e Miriam Cosmai, hanno reso festosa e divertente la parte finale del pranzo.”

Alle 12, celebrata da don Pasquale Quercia, c’è stata la celebrazione eucaristica, a conclusione della quale sono intervenuti per un saluto il Direttore diocesano della Caritas, don Raffaele Sarno, ed il sindaco di Bisceglie Angelantonio Angarano.

Al pranzo hanno partecipato purtroppo solo don Franco Lorusso, don Gabriele  e don Pasquale Quercia.

Ha caratterizzato il pranzo di Natale 2018 la presenza di un Babbo Natale “Nero”: un “ragazzone” ventottenne, Ratouega proveniente dal Burkina Faso, da sette anni in Italia e da due a Bisceglie. La sua storia di immigrato è straordinaria: sognava di andare in America, ma, per un errore nei documenti, si è trovato in Italia. Arrivato a Bisceglie, ha dormito per tre notti su una panchina, poi ha trovato alloggio in casolari abbandonati e gestiti da rumeni. Ora lavora nelle campagne e per questo Natale si è offerto come volontario al pranzo.

Nel suo sacco Babbo Natale aveva tanti doni per i bambini, che, superato velocemente il momento di perplessità, sono rimasti estasiati davanti ai giochi ricevuti: alcuni sono stati offerti dai bambini della scuola elementare altri dall’azienda farmaceutica Angelini. Tutti i bambini sono andati via con due giocattoli, altri sono stati donati ai piccoli rimasti a casa.

Marco Maenza, un amico della Caritas, musicista non vedente, ha suonato e cantato due brani di sua creazione.

Il Natale è un po’ un miracolo: il miracolo dei volti sorridenti di tante persone oppresse dalla fatica della vita; è il miracolo di scoprirsi utili da parte di tanti a cui non manca nulla e che, per lavoro, non possono dedicarsi agli altri tutti i giorni ma che rinunciano alla famiglia per farlo in questo giorno solenne per i cristiani; è il miracolo di risorse che sembrano non esserci e che invece si possono mobilitare coinvolgendo chiunque voglia fare qualcosa almeno una volta all’anno.

E così almeno in questo giorno, come la stella cometa, brillano le “S” di “speranza” e “solidarietà”,  si spengono un po’ quelle di “sofferenza” e “ solitudine”.

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