Una destra moderna può trasformarsi da nazionalista in europeista?
Il fenomeno migratorio dal continente africano verso l’Europa ha comportato, com’era facilmente prevedibile, uno spostamento a destra dell’elettorato in diversi Paesi europei, dettato dalla paura di perdere, con l’invasione o l’integrazione dei migranti, la propria identità nazionale.
Sono tornati in auge i principi su cui si basa la destra: patria, famiglia, dio (inteso come religione scelta dalla patria) e i temi della sovranità nazionale, della difesa dei confini e, purtroppo, della “razza”, dimenticando che ne esiste solo una: la razza umana.
Sono tornati gli scontri tra Paesi che appartengono all’Unione Europea, che sta affrontando la questione migranti non certo in maniera unitaria, come l’obiettivo dell’unificazione politica del vecchio continente dovrebbe suggerire ma, in una visione nazionalistica del problema, con decisioni autonome dei singoli Stati.
Sorge, a mio avviso, la necessità, a livello europeo, di rivedere e aggiornare alcuni concetti cari alle destre nazionali. Soffermiamoci un attimo sul significato di patria, sovranità nazionale e difesa dei confini. Ha ancora senso identificarli con lo Stato di appartenenza? Sono concetti che in passato hanno generato solo scontri, guerre, morti e rovine. Da quando gli Stati europei hanno deciso di iniziare un cammino di unione commerciale e monetaria, in vista del traguardo più importante dell’unione politica, è scoppiata la pace. E’ da oltre 70 anni che gli Stati europei non guerreggiano tra di loro ed è l’appartenenza alla medesima comunità che lo ha consentito.
E’ questa la motivazione principale che deve spingere le destre nazionaliste a identificare la propria patria, la propria nazione, nell’Europa, a difendere la sovranità nazionale ed i propri confini facendoli coincidere con quelli europei. Solo una visione aggiornata di questi concetti può garantire la prosecuzione di un periodo di pace che non può prescindere da un cammino contrassegnato dall’unione dei popoli europei.
D’altronde, se volgiamo lo sguardo alla Storia e alla formazione degli Stati, ci rendiamo conto che l’Italia di oggi non è quella di due secoli fa. La nazione è un concetto dinamico, che muta e si trasforma nel tempo. Dovrebbero capirlo i partiti della destra italiana e iniziare a dare segnali di più ampie vedute. Iniziando anche dal cambio del nome (per esempio, “Fratelli d’Italia” in “Fratelli d’Europa”) e, soprattutto, facendosi promotori, verso i loro omologhi europei, in vista delle prossime elezioni, di accordi per gestire in maniera unitaria tutti i problemi del vecchio continente.
Una destra moderna, con una visione europeista delle proprie idee, può forse dare un contributo decisivo, che le sinistre non sono state in grado di dare, alla questione migratoria, alla politica monetaria, allo sviluppo delle zone più depresse, come alcune aree del nostro Sud.
Continuare ad affrontare ogni problema che coinvolge più Stati in un continuo braccio di ferro con la comunità europea, in una gara a chi difende meglio i propri egoistici interessi, non porta lontano e, soprattutto, rafforza gli egoismi locali e territoriali di cui oggi l’Italia, con l’avvio delle autonomie regionali, sta dando un pessimo esempio.
Pasquale Consiglio