2500 km in 7 giorni per un biscegliese: dalla Bat alle Dolomiti in vespa

Più di 2500 chilometri a bordo di una Vespa Pk 125 con 36 anni di vita, per coronare il sogno di un viaggio, che ha collegato Andria con le Dolomiti. Protagonisti di questa curiosa avventura sono stati il 37enne andriese Antonio Liso e il 43enne biscegliese Leonardo Di Reda. I due sono amici e colleghi nella stessa azienda di distribuzione, dove svolgono la mansione di carrellisti. Antonio ideatore e pilota nel viaggio, mentre Leonardo organizzatore e contabile nel lungo tragitto che in sette giorni ha permesso ai due temerari di attraversare la Penisola con andata e ritorno.
«Questo viaggio nasce dalla passione di Antonio per la Vespa e dalla irrefrenabile voglia di viaggiare di Leonardo – raccontano i due -. Una bella sfida di resistenza per noi e per la Vespa. Un’alternativa rispetto al viaggio tradizionale, un modo diverso di osservare il percorso, con un mezzo lento, parte della storia italiana, godendo a 360 gradi dei paesaggi che il nostro bel Paese offre. Scherzosamente, il nostro è stato un “Vespasito”, modificando il termine “despacito” che significa “lentamente”: un passo alla volta con la nostra Vespa abbiamo visto l’Italia».

Sono partiti da soli, a bordo della loro moto, consapevoli di non poter contare su altri appassionati della Vespa, che a maggio non possono godere di ferie o giorni disponibili. «In totale siamo stati 7 giorni in viaggio – dicono Antonio e Leonardo -. Siamo partiti l’11 e rientrati il 17 maggio. Abbiamo “scavallato” due volte il Po’, due volte l’Adige e abbiamo viaggiato a braccetto col Brenta e col Piave. Questo il nostro percorso. Giorno 1: Santuario di Castelpetroso (vicino Isernia), Mura Ciclopiche Civitavecchia di Arpino, Cascata di Isola del Liri e alloggio ad Arpino (vicino Sora). Giorno 2: Castello Balsorano, il Sacro Bosco di Bomarzo, Civita di Bagnoregio e alloggio a Lubriano (Vt). Giorno 3: Pitigliano, Cascate del mulino a Saturnia, Monteriggioni centro medievale e alloggio a Firenze. Giorno 4: Mantova, Salò e alloggio a San Felice al Benaco (Lago di Garda). Giorno 5: Lago di Garda ovest, Strada della Forra, Eremo San Colombano, Lago di Carezza, Val di Fassa, Passo Pordoi, Lago e cascata di Alleghe, Monte Civetta e alloggio ad Alleghe (Belluno). Giorno 6: Strada della Gena, Lago del Mis, San Marino città medievale e alloggio a San Marino. Giorno 7: 516 km tutti d’un fiato da San Marino ad Andria».

Le condizioni climatiche non eccellenti hanno reso ancora più avvincente l’avventura, conclusa con grandi soddisfazioni da parte dei due viaggiatori. «Avevamo già testato la Vespa con uscite di una giornata per capire se fosse fattibile questo viaggio – precisano Antonio e Leonardo -. Il clima non ci è stato complice: con il forte vento a Firenze sembrava che la Vespa da un momento all’altro iniziasse a volare, mentre sulla neve e ghiaccio del Pordoi la moto ha dato il meglio di sé scarrozzandoci lentamente ma senza nessun segno di cedimento, fino in cima dove scattate le foto trofeo siamo ripartiti per la discesa lenta tra i giganti imbiancati delle Dolomiti. Nonostante in tutta Italia ci fossero state condizioni meteorologiche avverse, sembrava quasi portassimo il buon tempo dove alloggiavamo. Tra gli aneddoti più simpatici, ricordiamo quello di Avezzano quando abbiamo prolungato la sosta (causa pioggia) ad una stazione di servizio, dove la gente ci ha riempito di domande e, incuriosita e meravigliata, si è fermata a chiacchierare con noi».

Conclusa la prima esperienza già si pensa ad un nuovo itinerario. «Per altre idee di viaggio così lunghi pensiamo alla Sardegna, forse la Sicilia e se dobbiamo pensare in grande ci sarebbe Capo Nord, ma per ora sono solo idee – concludono Antonio e Leonardo -. Doverosi sono i ringraziamenti a Riccardo Liso (fratello di Antonio) per la cura e la manutenzione del “reattore nucleare” su cui abbiamo viaggiato. Grazie anche a Lucia e Giorgia (moglie e figlia di Antonio) per aver assecondato la passione di Antonio. Un saluto speciale agli amici vespisti andriesi che ci hanno sostenuti e seguiti ora dopo ora».

ALDO LOSITO

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