Corso di inglese Duc, Montaruli (Unibat): «Buio assoluto su soldi pubblici»

Un pasticciaccio quello del corso di Inglese che si starebbe organizzando a Bisceglie e le cui domande di partecipazione scadono giovedì 20 giugno 2019. Un corso che sta continuano a destare moltissime perplessità, soprattutto in relazione alle modalità di pubblicità e per l’assenza di informazione lamentata da associazioni di categoria fuori dal giro. Continua ad assumere posizioni dure ma ragionevolmente comprensibili il Presidente Unibat, signor Savino Montaruli, il quale nei giorni scorsi ha anche scritto al Prefetto ed al Presidente della Regione Puglia, oltre che ai personaggi biscegliesi. Proprio in coincidenza con la data ultima di presentazione delle domande Montaruli ha dichiarato: “altro che rivoluzione, altro che il rilancio del piccolo commercio, altro che la salvezza delle micro imprese morenti, altro che la riqualificazione dei centri urbani, altro che concorrenza alla grande distribuzione, altro che centri commerciali naturali. L’elefante non ha partorito il topolino ma una minuscola ed invisibile zanzarina pungente. Leggo esterrefatto che con sole 30 ore di corso si vorrebbe far si che gli addetti al commercio possano essere preparati e pronti linguisticamente ad “accogliere i turisti stranieri che arriveranno a Bisceglie”. Queste magie possono accadere solo nel comune di Bisceglie dove di magie, negli anni, se ne sono consumate a iosa e sono tutte scritte in quegli atti monocratici illegittimi e arroganti, tutti inesorabilmente orientati in un’unica, medesima direzione che non è Italia. Come saranno spesi i 55mila euro del DUC Bisceglie, dopo aver accumulato anni ed anni di ritardi? Tornando al famoso corso di inglese, alle già tantissime domande rimaste ancora oggi senza risposte potrei aggiungerne ancora ed ancor più importanti.

Sarebbe infatti doveroso da parte della Regione Puglia, che dovrebbe avere il “controllo” della gestione corretta e pubblica dei soldi pubblici erogati, chiedere ai soggetti chiarimenti sul perché, nonostante si sia arrivati all’ultimo giorno per la presentazione delle domande, non ci sia uno straccio di documentazione e modulistica in rete; perché sul sito web del comune di Bisceglie, attore principale del DUC con i due privilegiati polisindaclisti, non esista la minima informazione su questo corso magico; come mai si sia divulgata un’informazione solo alcune ore prima del termine ultimo per le domande con un manifesto, incerto datario, sul quale nessuna informazione viene divulgata circa le modalità, i requisiti e gli elementi fondamentali per la partecipazione al corso miracoloso; chi gestirà questo corso e come sarebbe avvenuto l’affidamento escludendo la manifestazione pubblica d’interesse che avrebbe dato opportunità a tutte le società, associazioni ed enti riconosciuti, per legge, di organizzarlo; quanto costerebbe questo giocattolo, visto che affermare che sia gratuito per gli utenti non significa, automaticamente, che sia gratuito in assoluto o che gli organizzatori non ne traggano vantaggi piuttosto che alle casse pubbliche non costi nulla; chi e come stabilirà quali debbano essere i soggetti ammessi a partecipare ad un corso per sole 30 persone; con quali modalità e come saranno effettuate le selezioni visto che qualcuno si è affrettato, ancor prima della scadenza delle domande di partecipazione, ad affermare trionfalmente sulla stampa che le domande sono già il doppio dei posti disponibili, invece di dare risposte ai quesiti pubblici, senza specificare come siano arrivate quelle 60 domande, attraverso quale canale e attraverso quale informazione visto che il manifesto famoso ancor più del corso non ne parla.

In ultimo ma non per ultimo ci chiediamo: possibile che nonostante i 55mila euro di soldi pubblici allo spreco l’Associazione del Distretto Urbano del Commercio di Bisceglie non abbia sentito neppure la necessità di spendere 29 euro per acquistare un dominio ed aprire un sito web? Possibile che nonostante i 55mila euro di soldi pubblici allo spreco l’Associazione del Distretto Urbano del Commercio di Bisceglie non abbia speso neppure 6 euro per dotarsi di un indirizzo P.E.C. cui inviare le istanze?

Se questa fosse considerata una Rivoluzione allora chiamatela Rivoluzione alla biscegliese perché in tutto questo c’è lo specchio della sciatteria, dell’arroganza, del pressapochismo e della plastica rappresentazione di un Paese allo sbando, completamente allo sbando, senza identità e alla ricerca dell’ultimo salto nel buio verso l’annientamento definitivo. Al funerale sappiamo già chi vi parteciperà, in abiti sartoriali, con le cifre sulle camicie da trecento euro e con una laurea cameriniana stampata sul petto ad esaltare il nulla.” – ha concluso il leader sindacale Montaruli.

 

Ufficio Presidenza UniBat

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