Calciobalilla, ghiacciolo e jukebox: quando la movida era “fatta in casa”

“Noi ragazzi di oggi, noi con tutto il mondo davanti a noi, viviamo col sogno di poi, siamo diversi ma tutti uguali…siamo il fuoco sotto la cenere”. Luis Miguel, meteora canora apparsa d’improvviso sui teleschermi tv, suonò la carica ai giovani del suo tempo. Erano gli anni ’80. La sua fortunata canzone la si ascoltava dal jukebox o in 33 giri dalla consolle del d-jay. E poi nei mitici programmi delle radio locali.

Si ballava. Il telefonino era roba da extraterrestri.

L’innamoramento (la “cotta”) era gestita con sguardi profondi, con le “ambasciate” di amici fino a sfociare nel “lento” da batticuore. Insomma era una lunga conquista.

Superati i cinquant’anni di vita si entra ormai nel “girone” di coloro che ricordano. Entrando nella cosiddetta movida notturna i ragazzi di ieri non ci sono più in pista. Attendono invano sognando ad occhi aperti le prime note del “lento”: “Hard to say i’m sorry” dei Chicago, le colonne sonore dei film “Paradise” o “Reality” con Sophie Marceau fino alla “Careless whisper” di George Michael. Donne dalla pelle pulita, senza tatuaggi. Ma il ballo “lento” dov’è finito? Sul display del cellulare, fagocitato dai suoni ossessivi e prolissi di Fedez e Fabri Fibra.

Laddove c’erano le “feste” fai-da-te, organizzate tra le mura domestiche, nei box o nel migliore dei casi in una villa, ora ci sono i papà e le mamme ad attendere che rientrino i loro ragazzi di oggi. Le luci dei faretti sono spente.

A Bisceglie il mondo dei ragazzi di oggi è altrove, dal Puerto Azul alla Baia delle sirene, alla Barraca ecc. Qui negli anni Ottanta non arrivava il bus navetta. Né si sfilava con scarpe di gomma da 800 euro al paio o magliette da 250 euro (ma i genitori di questi ragazzi che mestiere fanno?). Altro che Caritas in lotta contro lo spreco alimentare. La “mission” cattolica va calibrata diversamente. Sul lungomare c’era un “Trullo verde” col calcio Balilla di epiche sfide, la gassosa, il ghiacciolo al limone. Sullo sfondo le terrazze coltivate a pomodori per la “sèrte” appesa al muro di casa. Le funzioni di buttafuori le esercitava la robusta proprietaria del trullo. Una sua “filippica” vocale equivaleva alla forza di cinque “security”. Poi venne il tempo glorioso del “Divinae Follie”. Il centro della città cominciò a svuotarsi. Ma questo è un altro capitolo di storia sociale da raccontare.

 

LUCA DE CEGLIA

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